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Cocaina, hashish e marijuana: il fiorente business fra Termini Imerese e Palermo. IL VIDEO

Cocaina, hashish e marijuana: il fiorente business fra Termini Imerese e Palermo

2 feb 2016 - 09:35

PALERMO - Il loro business era incentrato sulla spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Gestivano le principali piazze di spaccio fra Termini Imerese e Palermo. Ma questa mattina all’alba 6 sono finiti in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 6 hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini dei carabinieri della compagnia di Termini Imerese, sono state coordinate dal procuratore Alfredo Morvillo, sono iniziate a novembre 2013 e hanno messo in luce l’intera rete di spaccio nella zona. Sotto i riflettori proprio il centro cittadino di Termini Imerese dove l’attività di spaccio era molto fiorente e l’organizzazione criminale ben radicata. Qui lo spaccio avveniva in un noto quartiere popolare dove si incontravano, appunto, clienti e pusher. 

Tutto ha inizio nel momento in cui i carabinieri assistono proprio ad uno scambio fra uno spacciatore e un ragazzo minorenne. Continuando ad indagare sono stati smascherati i fiorenti traffici del gruppo composto dai giovani Lorenzo Costantino, Claudio Candioto, Antonino Di Gloria, Tiziana Arrigo, Christian Nicolosi, Michele Azzarello, Michael Russo, Rosario Cozzo, Francesco Gazzano. 

Nello specifico, Cozzo chiamato da tutti “Ortofrutta”, in quanto titolare di un negozio di frutta e verdura al centro di Termini Imerese, prendeva gli appuntamenti: concordava cioè quali clienti incontrare e quando per vendergli la droga. E per far questo evitando di essere controllato, utilizzata un telefono pubblico. 

Michael Russo, invece, per incontrare gli acquirenti afferiva ad una costruzione rurale della zona e per farsi capire utilizzava l’espressione in codice “Ci vediamo dai cani o nella stalla”. 

Loro avevano un filo diretto su Palermo. Qui agivano altrettanti spacciatori fra i quartieri Sperone, Bonagia e Villagrazia. La rete era ben consolidata e i punti di riferimento erano Vincenzo e Rosolino Lo Monaco, Antonino Longo, Alessandro Adelfio, Alessandro Selvaggio, Pietro Marsalone, Vito Russo e Salvatore Cordaro. Era loro gli specialisti della cocaina… tutti fratelli, cugini e cognati.

In particolare, Vincenzo Lo Monaco conduceva l’attività delittuosa nonostante fosse sottoposto al trattamento di semilibertà, potendo uscire dal luogo di detenzione solo dalle 7 alle 21.30.

Tutti loro per parlare ricorrevano spesso all’utilizzo dei social network, ritenuti mezzi di comunicazione in grado di assicurare maggiore sicurezza. Curioso era anche il “tariffario” degli spacciatori che variava non soltanto a secondo del tipo di sostanze stupefacente ma anche in relazione alle modalità di consegna: se lo spacciatore si recava personalmente a consegnare la droga al cliente conteggiava un importo maggiore.

Le dosi erano talvolta chiamate “birra” o “poker”, tutte terminologie criptiche. Complessivamente sono state documentate oltre 500 cessioni e sequestrati 150 grammi di “cocaina”, 300 grammi di “hashish” e 100 grammi di “marijuana”, nonché la somma di denaro contante di 2 mila euro.

Redazione NewSicilia