Bollettino
 

Chiusa stagione della caccia inizia la conta dei danni: le denunce degli ambientalisti

4 feb 2016 - 06:55

CATANIA - 37 morti e 68 feriti: è un bollettino di guerra quello presentato dalla Lega per l’Abolizione della caccia alla chiusura della stagione venatoria 2015-16.  Tra le vittime anche 5 minori.

In Sicilia si sono verificati 9 incidenti, 3 mortali, e un bimbo di appena 4 anni è rimasto gravemente ferito. Bisogna sottolineare che si tratta di un conto sottostimato perché, come ci ha raccontato  Antonino Enrile Guardia Particolare Giurata volontaria del WWF “esiste un sottobosco fitto e impenetrabile di persone coinvolte in incidenti di caccia che non denunciano l’accaduto. In caso di incidenti, infatti,  il questore può revocare la licenza di caccia e il porto d’armi“.

Il conto drammatico tiene conto, non solo degli spari accidentali, ma anche di tutti gli incidenti che coinvolgono i cacciatori, come cadute accidentali e infarti.  

Ma com’è cambiata la caccia in Italia?

I cacciatori italiani sono passati dai quasi 2 milioni degli anni ’60 ai circa 650 mila di oggi, ed è un’attività ormai disprezzata dalla maggioranza degli Italiani, oltre che di scarso interesse per i giovani, cerca di sopravvivere ai propri errori invocando assurde deregulations, anziché concorrere alla salvaguardia del patrimonio faunistico e dei relativi habitat“, evidenzia la LAC, Lega per l’Abolizione della Caccia.

In Sicilia abbiamo normative locali sulla caccia forse migliori - ci spiega Antonino Enrile - come tutela per la fauna selvatica, rispetto a quelle per tante altre regioni. Le nostre lacune riguardano i controlli, assenti da parte delle Forze dell’Ordine salvo alcune eccezioni. Basti pensare alla situazione indecente a Lampedusa“. 

Abbiamo scritto al Presidente della Regione chiedendo un intervento e denunciando l’attuale e diffuso bracconaggio riscontrato sugli uccelli migratori nell’Isola di Lampedusa; il notevole peggioramento degli illeciti rispetto alla situazione monitorata negli anni passati; la scarsa incisività dei controlli dello Stato; il clima permissivo e di assuefazione generale riscontrato nell’Isola sull’argomento, anche da parte di cittadini non interessati alla caccia; la vanificazione delle ingenti spese sostenute dalla comunità per le misure di tutela territoriale e per il danno economico per il ‘Patrimonio Indisponibile dello Stato’, quale è la fauna selvatica“.

Il problema, infatti, non è la caccia in sé ma la sua pratica indiscriminata, senza regole, arrogante e pericolosa da parte dei bracconieri.

Domenica scorsa, 31 gennaio, a chiusura della stagione venatoria, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Sant’Agata Militello congiuntamente alle Guardie del Corpo di Vigilanza del Parco dei Nebrodi, volontari delle Guardie Venatorie e Zoofile di diverse associazioni ambientaliste e venatorie di tutta la Sicilia, quali WWF, FAREAMBIENTE, EPS, LAV, LCS, CPAS, hanno preso parte ad una massiccia operazione, la prima del suo genere.

Principali obiettivi della task force sono stati il controllo del rispetto delle regole venatorie  ed un’azione repressiva diretta ai reati di furto di bestiame, caccia di specie protette come il suino nero inselvatichito e macellazione clandestina con conseguente messa in commercio di carni non controllate e pertanto potenzialmente pericolose per la salute pubblica.

Numerose le infrazioni rilevate con sanzioni elevate per migliaia di euro relative alla violazione delle norme sulla caccia e sull’identificazione dei cani da caccia.

Sequestrati sette fucili, poiché modificati, privi di riduttore e utilizzati per la caccia di specie vietate e per attività di bracconaggio, 338 cartucce tra cui pallettoni privi di autorizzazione. 

Numerose anche le armi bianche utilizzate per attività di macellazione clandestina e diversi chilogrammi di carne di suino nero selvatico. Sequestrati esemplari di avifauna quali tordi, beccacce e colombacci poiché specie non più cacciabili in Sicilia.

L’attività della polizia e delle guardie zoofile e venatorie ha portato alla denuncia penale di diversi cacciatori provenienti dalla Calabria e dalla provincia di Messina e all’avvio dei procedimenti amministrativi per la revoca dei porti di fucile.

 

 

 

Viviana Mannoia