Disservizi
 

Catania: la spasmodica ricerca di un bagno pubblico funzionante

27 nov 2015 - 06:34

CATANIA - “Come faccio ad andare in bagno qui a Catania, data l’inefficienza dei servizi igienici pubblici? Semplice! Entro in un bar e mi prendo il primo caffè, dopo anche il secondo e poi il terzo”.

I catanesi, si sa, non si smentiscono mai. Nella città “do’ liotru” può mancare tutto, e nello specifico i bagni comunali funzionanti, ma non l’ironia. È con parole scherzose, infatti, che un tassista del capoluogo etneo fornisce una testimonianza dell’assurda condizione a cui è sottoposto da più di sette anni. In sostanza tutti i tassisti che fanno capolinea in Piazza Santa Maria di Gesù, lamentano la mancanza del servizio, “sospeso” da quasi 10 anni.

Basta imboccare il viale Mario Rapisardi, all’altezza della piazza, per rendersi conto di cosa stiamo parlando. I bagni sono li, li vedono tutti: catenaccio chiuso, ferri arrugginiti, vetri rotti e spazzatura che regna sovrana, insomma, inagibili.

Come mai allora questi bagni compaiono nell’elenco dei servizi igienici pubblici presenti nella città di Catania? “Attivi tutti i giorni dalle 7 alle 19″ dice il sito ufficiale del Comune. Sì, ma di che anno?

E non ci riferiamo ad un caso isolato perché, come molti in città già sapranno, facendo un breve giro della zona centrale, è facile accorgersi come anche i bagni in piazza Cavour e in piazza Palestro sono sigillati da anni, tanto che ormai sembrano quasi invisibili.

Invisibili invece non sono i cittadini, le persone che quotidianamente dovrebbero potere usufruire di un comunissimo servizio. 

“Funzionanti” e non parliamo di “puliti” né dotati di carta igienica o di personale che vigila, sembrano essere solo i servizi all’interno della Villa Bellini.

E che dire, ancora, di piazza Federico II di Svevia? Presente nell’elenco senza un perché. Abbiamo fatto un giro nella zona del Castello Ursino e nessun bagno pubblico si è palesato durante la nostra ricerca. “Lavoro qui da 26 anni - dichiara un meccanico della zona - e non ho mai sentito di un bagno pubblico qui”.

Quindi, facendo un rapido calcolo, come dovrebbero fare tutte le persone che frequentano la via principale della città, via Etnea, e le zone limitrofe se non chiedere “asilo” ai gestori dei bar più vicini?

D’altro canto questi ultimi non sono tenuti per legge a offrire gratuitamente il servizio, in quanto ciò dipende dalla disponibilità personale che mostra il singolo esercente.

Insomma, dieci anni di attesa e di mobilitazioni perché qualcosa cambi non sono sufficienti? 

Vittoria Marletta