Solidarietà
 

Catania, "Marcia a piedi scalzi", le immagini dell'evento

11 set 2015 - 20:51

CATANIA - Grande seguito per la Marcia delle donne e degli uomini scalzi”, la Manifestazione dalla forte carica simbolica che ha unito gruppi e organizzazioni di diverso credo politico e religioso. 

Un fiume di gente si è riversato sulla spiaggia della Playa, tutti uniti per combattere contro le barriere del razzismo e dell’intolleranza, per chiedere corridoi umanitari sicuri, un sistema di diritto di asilo europeo, quindi il superamento del regolamento di Dublino, un’accoglienza dignitosa per i profughi e lo smantellamento di tutti i luoghi di “detenzione” dei migranti.

Silvia Rapisarda, pastora della chiesa Battista e della chiesa Valdese di Catania ha inoltre spiegato il perchè sia necessario chiudere i centri di “detenzione”:

Inoltre non sono mancate le polemiche e i punti interrogativi sulla città di Catania:

Questa giornata è una testimonianza di una lotta senza sigla politica – afferma Lucia Coco, partecipante della manifestazione –. Si tratta un’adesione spontanea ad un evento a cui sta partecipando tutta Italia. Quell’Italia che, come si è ampiamente dimostrato, non è solo Salvini e la Lega. Abbiamo voluto portare le testimonianze di giovani, minorenni e non, che vivono nei centri di accoglienza e che sono ancora in attesa di riconoscimento. Vogliamo che la gente conosca il loro vissuto, dalla partenza al loro arrivo. Ma ci chiediamo: Catania è davvero, come dice il sindaco Bianco, una città d’accoglienza? Mancano i servizi essenziali e questi uomini, queste donne spesso, durante le attese interminabili, non sanno dove lavarsi o cambiare i loro bambini”.

La Playa per un pomeriggio ha fatto da scenario a un meraviglioso corteo fatto di uomini, donne e bambini con in dosso l’unica bandiera della pace e della tolleranza. A piedi scalzi, hanno segnato delle orme indelebili, raccontando, a piena voce i disagi, le torture e i soprusi subiti da uomini e donne in cerca di un posto migliore in cui poter vivere.

Ma il dolore, in questo pomeriggio, ha lasciato il posto alla gioia e alla speranza che un giorno le cose possano davvero cambiare. E questo è stato possibile grazie all’energia vitale di ogni partecipante, ognuno rapito dai canti, dai balli e desiderosi di “eliminare le energie negative“. È questo ciò che  Jhonnys, migrante di Dakar, accompagnato dal suo jambe non ha mai smesso di cantare invitando tutto il corteo a fare lo stesso.

La manifestazione è culminata al lido Verde dove in ogni lingua del mondo tutti hanno gridato “Benvenuti”. Un abbraccio simbolico a chi ancora approderà sulle coste siciliane e a tutti coloro che nella morte hanno affogato ogni speranza.

 

Daniela Torrisi