Presentazione
 

"Catania bene" di Sebastiano Ardita: un libro da non perdere

24 set 2015 - 18:36

CATANIA - Si è tenuta ieri sera, nei locali dell’Auto Yachting Club di Catania, la presentazione del nuovo libro del procuratore aggiunto del Tribunale di Messina, Sebastiano Ardita,  “Catania bene. Storia di un modello mafioso che è diventato dominante”.  

Presenti alla serata il giornalista Guglielmo Troina e il presidente della Commissione Regionale Antimafia Nello Musumeci, i quali, dopo la scrupolosa presentazione di Franco Ballati, presidente dello Yachting Club, hanno dato avvio alla conversazione sull’opera di Ardita.

Entrambi gli interlocutori hanno espresso tutta la loro ammirazione per lo scritto di questo magistrato impegnato in prima linea nella lotta contro la mafia e hanno messo in evidenza come Ardita sia stato in grado di raccontare con meticolosità e precisione la condizione di Catania negli anni ’80. Di quella Catania “viva”, fatta di gente per bene, gente operosa ma che allo stesso tempo guardava e subiva, ignorava o doveva ignorare l’infiltrazione mafiosa

Del resto, come ha affermato lo stesso magistrato, i fatti descritti nel libro sono stati tutti vissuti in prima persona da lui che, nei 21 capitoli di “Catania bene”, rivela un modello mafioso basato sulla lenta e graduale infiltrazione prima nel potere imprenditoriale, poi in quello economico, in quello politico e infine nelle istituzioni. Un’escalation insomma, che portò al tristemente noto patto stato-mafia.

Nello Musumeci ha sottolineato come il libro di Ardita è “un libro che mancava e che copre un vuoto nella pubblicistica sulla mafia in Sicilia e a Catania”. Negli anni narrati infatti, si diceva che a Catania la mafia non esistesse, invece, ha precisato sempre Musumeci, “la mafia c’era a Catania, semplicemente non veniva classificata in quanto tale ma come delinquenza”

Nel suo libro Ardita mostra come la strategia mafiosa messa in atto a Catania negli anni ’80 da Nitto Santapaola non aveva il volto aggressivo e cinico di quella praticata, negli stessi anni, a Palermo da Riina e Provenzano. Proprio per questo, tale modello si rivelò vincente, perché adottò una linea “morbida” fatta di complicità, di relazioni e di intrecci con quella borghesia catanese che forse con troppa facilità cedeva alle lusinghe della mafia.

Nel corso della presentazione si è fatto inoltre riferimento anche a qualche aneddoto raccontato nel libro: lo scandalo Tangentopoli che coinvolse il politico Rino Nicolosi sugli strani appalti del centro fieristico Le Ciminiere di Catania nel 1993, i due omicidi del 1995 (quello della moglie di Santapaola e dell’avvocato Famà) e il famoso 1985, quando, come ha ricordato Troina, “in un solo giorno furono arrestati tutti”

In ultima battuta Musumeci ha fatto notare che Ardita nel suo libro indica una strada percorribile per il presente: partire dalla questione minorile, dai quartieri disagiati dove la scuola non c’è per riuscire a capire, e quindi a risolvere, il problema mafia.

 

 

 

Valentina Nicotra