Polemiche
 

"Cancellano la nostra storia", protesta dopo abbattimento delle case ottocentesche

27 nov 2015 - 16:06

CATANIA - Un intero isolato abbattuto, “povere case e piccole botteghe” per alcuni, importanti testimonianze della storia di Catania per altri. L’abbattimento della case di via Ursino a Catania continua a far discutere.

L’allarme è stato lanciato da Matteo Iannitti sul suo profilo Facebook e immediatamente ha scandalizzato quanti in questa città cercano di preservarne la memoria storica che, ricordiamolo, non è solo archeologica o storico-artistica, ma anche testimonianze del passato industriale e commerciale della città.  

Per capire meglio che cosa si intenda per Bene Culturale occorre leggere l’art 2 comma 2 del Codice dei beni culturali e del paesaggio che stabilisce: “Sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà“. L’art. 10 comma d precisa inoltre che: “le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose“.

 Per sintetizzare possiamo dire che i beni culturali sono tutte le testimonianze, materiali e immateriali, aventi valore di civiltà.

Da questa definizione si comprende che sono beni culturali non solo gli oggetti d’arte, ma tutte quelle cose che hanno un valore storico, quali libri, documenti, oggetti d’uso comune, vestiti, strumenti scientifici, strutture industriali che testimoniano il passato produttivo della comunità che l’ha prodotte.

Quelle “povere case” di via Ursino erano memoria e testimonianza dell’area industriale catanese ottocentesca. Per il Comune però è tutto in regola poiché i proprietari avevano la concessione all’abbattimento, grazie a una proroga regionale.

Ma allora perché operare di notte, come testimoniano i residenti? Perché non esporre il necessario cartello di inizio lavori?

Nessun cartello di lavori. Anzi uno c’è - racconta Iannitti - attaccato a un portoncino di una delle botteghe sventrate. È vuoto e senza neanche una scritta“. L’autorizzazione per l’abbattimento e la ricostruzione di nuovi edifici è stata concessa nel 2008 – a una ditta che fa riferimento a Filippo Cuturi e Filippa Scalia - e rinnovata nel 2011, con scadenza nel 2014. Ma il termine per l’avvio dei lavori è stato prorogato di altri due anni grazie a una legge regionale, che recepisce una normativa nazionale.

Com’è possibile che ciò avvenga? Cosa fa la Sovrintendenza? - domanda Matteo Iannitti -  Catania non ha bisogno di nuovo cemento ma di recupero del suo patrimonio immobiliare“. 

Ecco, appunto: e la Sovrintendenza? “A noi non è stata chiesta alcuna autorizzazione – spiega la soprintendente, Fulvia Caffo -. Bisogna controllare dettagliatamente la planimetria del quartiere per capire se gli edifici fossero sottoposti a vincolo“.

La zona in cui insistono gli immobili di via Ursino ricade nelle immediate vicinanze del corso dei Martiri e via Libertà, proprio al limite della zona sottoposta al vincolo del Centro Storico, un’area in cui, secondo il piano regolatore ancora in vigore – approvato negli Anni ’60 – e secondo la normativa vigente in materia di BB. CC., è vietato l’abbattimento degli edifici. A meno di non sottoporre il progetto al parere della Soprintendenza ai Beni culturali di Catania, che deve comunque valutarlo e approvarlo.

Secondo le nuove normative del Comune, “abbattere e ricostruire consente ai proprietari la possibilità di ottenere il 30% di premio di cubatura“, spiega Iannitti. Palazzine meno larghe ma più alte, con posti auto sia sotto terra che a raso, cemento su cemento che non assorbe le piogge ma le riversa nelle strade.

Viviana Mannoia