Teatro
 

“Buttanissima Sicilia" in scena. L’isola come metafora della malapolitica

“Buttanissima Sicilia” in scena. L’isola come metafora della malapolitica

21 feb 2016 - 18:40

MODICA - “Buttanissima Sicilia”, dal fortunato testo di Pietrangelo Buttafuoco, andata in scena ieri sera al Teatro Garibaldi, ha portato una ventata di aria fresca nel paludoso continente della politica siciliana.

La regia di Giuseppe Sottile del Basto gli ha reso questa specifica connotazione. Non poteva non mancare lo strumento della satira che ha esplicitato il meglio grazie alle interpretazioni del protagonista, Salvo Piparo, e delle due comprimarie non protagoniste, la pianista Rosemary Enea, delicata e attenta a battere il tempo delle performance di Piparo e di Costanza Licata, che nelle vesti succinte e lascive della “buttanissima” ha saputo dare forte e intensa personalità al segreto pathos dei siciliani.

Con un’operazione semplice Salvo Piparo ha morso, ridicolizzandoli, i lati deboli dei protagonisti della politica siciliana, l’isola che vanta il primo parlamento europeo e l’autonomia speciale: dalla genesi sino al Crocetta di queste settimane.

Inefficienza, malaffare, inciuci a largo spettro e inimmaginabili sono i numeri della Sicilia del potere che non lascia esente da responsabilità neanche la magistratura. La mafia dell’antimafia è la nuova protagonista che irrompe sulla scena inondando fatti e protagonisti dei giorni nostri. Un dialogo tra Pupi dà il senso della disputa giocata e vinta dal più forte, come è nelle regole della Sicilia. “Buttanissima Sicilia” al teatro recupera antichi luoghi ormai in disuso.

Il ritmo che il protagonista impone al testo è a tratti da cuntastorie, di cui si sta perdendo bellezza e memoria, ora del cabaret con le battute dissacranti sino ad un umorismo che trova nel dialetto palermitano trasporto e fascino.

Il finale è pirotecnico con la lettura scenica di un testo di Ficarra e Picone che coinvolge il pubblico al quale verrà letteralmente lanciata pasta di ogni tipo da un capiente contenitore di rame come dire: “mangia popolo che hai patito”. I protagonisti, prima dello spettacolo, si sono presentati alla stampa nel foyer del teatro per illustrare i temi, le singolarità e le curiosità legate al testo e alla cinquanta tappe che la rappresentazione ha già realizzato in tutta Italia. Lo spettacolo era un recupero della stagione precedente. È mancato il tutto esaurito perché non pochi vecchi abbonati, pur confermando la loro presenza, non hanno assistito alla rappresentazione perdendo due volte: non assistere ad uno spettacolo intelligente ed esilarante e non dando la possibilità al Teatro di riempirsi come meritava.

Redazione NewSicilia