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Buk Festival: viaggio nella cultura e nella letteratura

21 set 2015 - 20:16

CATANIA – Si è conclusa ieri sera, con il concerto dell’orchestra degli studenti dell’istituto comprensivo statale San Domenico Savio di San Gregorio di Catania, la seconda edizione del Buk Festival della piccola e media editoria, e molti ne sentono già la mancanza.

Questo perché la tre giorni catanese all’insegna della cultura e dei libri, ha rappresentato per gli amanti della letteratura un’occasione per immergersi in un’atmosfera impregnata sì di sapere ma anche di divertimento, spettacolo, musica e soprattutto di ospitalità e cordialità. Caratteristiche quest’ultime proprie non solo dell’ideatore nonché curatore dell’evento, Francesco Zarzana, ma soprattutto degli espositori (ben 40 editori provenienti da tutta Italia) e degli scrittori che, con semplicità e umiltà, fuse ad estrema professionalità, sono riusciti a dare un assaggio delle loro opere ai visitatori.

Palazzo Platamone e le sue suggestive sale hanno incorniciato splendidamente questo vero e proprio tour letterario itinerante alla scoperta di nuovi e interessanti prodotti artistici.

Prima tappa del percorso, venerdì 18 settembre, la Sala Mostra che ha accolto il siciliano Gianmaria Camilleri e il suo “Al di là dell’amore” (Prospettiva Editrice) pubblicato nel 2015. Parlando di sé Camilleri ha affermato: “Non mi sento uno scrittore ma un poeta che vorrebbe far rinascere l’amore con la poesia”.

Da queste poche parole si percepisce già la profonda sensibilità di questo romanziere che infatti ha un modo di entrare nella vita dei personaggi estremamente empatico e intimo. “Al di la dell’amore” è un titolo emblematico, infatti alla fine della storia il lettore si chiederà: cosa c’è al di là dell’amore, al di là di un amore distruttivo? Ognuno troverà la propria risposta. Lo scrittore tuttavia ne ha proposta una: la speranza.

Sempre nella Sala Mostra si è svolto l’incontro con Marco Pomar e “C’è tempo. Storie che non scadono”, raccolta di brevi racconti (30 per l’esattezza) legati dal fil rouge del tempo. Attraverso gli interventi e le domande di Gino Astorina e Nicola Savino, lo scrittore ha spiegato come la filosofia del “c’è tempo” (significativo titolo del libro) sia prettamente siciliana e che sembri racchiudere in sé un qualcosa di scaramantico (la speranza di un futuro). Allo stesso tempo però rappresenta un modo per evitare di fare qualcosa, per rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi. Pomar, attraverso il filtro dell’ironia, riflette sulla realtà di oggi e sulle sue storture e ci regala uno spaccato pungente sulla nostra epoca.

Protagonista della conferenza “We can do it. Letteratura contro la violenza” è stata invece la donna e le ingiustizie che spesso è costretta a subire. Il dibattito sulla debolezza delle donne incapaci di denunciare i propri “uomini” perché convinte di poterli cambiare e sul ruolo del carcere nella rieducazione del colpevole tra Loredana Piazza, presidente del centro antiviolenza “Thamaia” di Catania, Graziella Priulla, docente di Sociologia all’Università di Catania, Salvo Fleres, garante dei diritti dei detenuti ed Elvira Alessi, presidente dell’associazione antiviolenza “Angeli senza fine” ha fatto da sfondo alla presentazione di tre libri che affrontano da diverse angolature la tematica della violenza sulle donne: “Federica, la ragazza del lago” di Massimo Mangiapelo, “Prigioniera della mia innocenza” di Natascia Berardinucci e “Verginità rapite” di Ismete Selmanaj.

Infine, prima del Concerto inaugurale dell’Ensemble Belliniano che ha concluso, con le musiche di Bellini, Puccini e Mascagni, la prima intensa giornata del festival, gli spettatori si sono “persi” nel “Labirinto di specchi” di Mario Ventura e nelle meravigliose letture tratte dal testo dell’attrice Lucia Fossi. Lo scrittore a proposito delle storie del suo romanzo, ha dichiarato: “Il mio è un romanzo che si racconta con difficoltà, le storie che lo compongono si collocano a metà strada tra sogno e realtà, con incursioni improvvise dell’irrazionale e del metafisico nella realtà”. Inoltre ha aggiunto che il labirinto del titolo rappresenta un luogo in cui perdersi e infatti il protagonista, un musicista in crisi che non riesce più a scrivere, viaggia a ritroso e si perde nei meandri della sua esistenza precedente ma poi si scopre che a raccontare la storia è uno scrittore. Così le due storie si fondono e si confondono e l’ultima parola del romanzo non è “fine” ma “forse”.

Il secondo giorno della manifestazione ha accolto il giallo-noir “La variabile costante” di Vincenzo Maimone, mirabilmente presentato dal giornalista Marco Militello, il quale ha rivolto all’autore interessanti domande sia sul genere che sulla trama del romanzo. Lo scrittore ha asserito che la sua opera appartiene sì al genere giallo, vista anche la presenza di un delitto nell’intreccio, ma è anche un’occasione per porre l’accento sul contesto sociale in quanto “i personaggi assorbono i contraccolpi della società che li circonda e non possono farne a meno anche per le loro professioni (uno è un commissario, l’altro un professore)”. Il libro diventa quindi un pretesto per fornire una descrizione della realtà, per indagare la natura umana ma senza darne tuttavia un’interpretazione moralistica. Per quanto concerne la struttura invece, Militello ha fatto notare allo scrittore come fino a metà del romanzo c’è una struttura tripartita che però viene meno nella seconda parte. Ciò dipende dalla presenza di più personaggi e quindi le loro storie vengono raccontate autonomamente ma si devono creare anche situazioni che permettono alle esistenze dei protagonisti di incontrarsi. Nel libro viene affrontato un tema di scottante attualità: il sistema scolastico che mira solo alla competizione e alla rapidità nell’acquisire nozioni e non forma più persone abituate a pensare ma solo ad agire. 

Con “Cartoline d’amore anni ’40 e altro” di Caterina De Martino, gli spettatori del Buk festival hanno fatto un salto nel passato e in particolare negli anni del fascismo e della seconda guerra mondiale. L’opera infatti, come ha fatto notare l’autrice, è un documento affettivo, essendo uno scambio epistolare tra due innamorati, ma diventa anche documento storico del periodo in cui vissero i due. La genesi del libro dipende appunto dal tentativo di arginare la forza corrosiva del tempo. Le cartoline sono una testimonianza interessante del modo in cui si comunicava un tempo per la presenza di un linguaggio grafico tratto dalla filmografia che incarnava l’ideale romantico di allora e per l’enfasi dei versi, un’enfasi quasi dannunziana, tipica dell’epoca. La De Martino ha precisato infine che mentre la prima parte del suo scritto raccoglie cartoline e lettere della corrispondenza tra il padre Concetto e la madre Marta, la seconda invece è stata scritta da lei come se fosse stata scritta dalla madre ed è caratterizzata dall’ingerenza della guerra che incide sulla vita privata dei genitori e non solo. 

Il percorso letterario della manifestazione è continuato con il romanzo “Anche oggi non mi ha sparato nessuno” di Riccardo Arena che attraverso quest’opera lancia una sfida al lettore in quanto questo viene immerso in un’atmosfera di totale spaesamento. A tal proposito lo scrittore ha affermato: “Il disorientamento è voluto, il lettore deve impegnarsi nella lettura, deve vivere l’ansia di come oggi arrivano le notizie, di questo momento storico in cui si ha la possibilità di accedere velocemente a tante informazioni ma in cui in realtà tutto questo non porta a nulla”. Il romanzo racconta quindi una storia complicata che disorienta chi legge ma che aiuta a capire che bisogna ragionare con la propria testa e non accontentarsi di ciò che viene propinato dai mass media.

La conclusione della seconda giornata dell’evento ha avuto come protagonista il campano Emilio Sarli e il suo “La dea di Morgantina, il ritorno della Madre Terra”. Lo scrittore, pur essendo campano, è stato “sedotto” dalla statua della dea durante una visita al museo archeologico di Aidone. Il libro racconta un nostos singolare, il ritorno della statua nella sua terra, da dove era stata trafugata alla fine degli anni ’70. Il percorso introspettivo del protagonista diventa occasione per descrivere la storia della dea di Morgantina. Sarli a proposito della statua ha affermato: “Quando l’ho vista, l’ho percepita come una presenza, è entrata nella mia esistenza e adesso abita prepotentemente la trama del racconto”. Racconto che, come si augura anche l’editore del romanzo, Salvo Bonfirraro, possa spingere chi lo legge a visitare il parco archeologico di Morgantina. 

Spettacolo serale della giornata è stato proprio “Tra mito e storia… Morgantina rivive”, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. A cura dell‘Archeoclub Aidone Morgantina-Enna; compagnia teatrale Kalòs, regia di Calogero Matina.

Domani continueremo il “viaggio” all’interno del Buk Festival, raccontando la terza e conclusiva giornata. 

 

 

 

 

 

Valentina Nicotra