Arresti
 

Boss dalla barba bianca a capo del clan. Duro colpo alla mafia palermitana: 62 in manette

16 mar 2016 - 06:42

PALERMO - Sessantadue ordini d’arresto eseguiti dai carabinieri e coordinati dalla Procura di Palermo per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, ricettazione, favoreggiamento e reati in materia di armi aggravati dal metodo mafioso.

L’operazione è stata denominata “Brasca-quattro.zero”.

Sotto sequestro attività commerciali, imprese e beni immobili. Alla famiglia Villagrazia-Santa Maria di Gesù sono stati sequestrati beni per un valore che di oltre 3 milioni di euro: terreni e locali riconducibili alla famiglia Pullarà e gestiti da Antonino Macalus, oltre a un contocorrente intestato a quest’ultimo, l’impresa Di Marco Marmi (luogo di incontro), macelleria Antonina Di Maggio, gestita da Salvatore Capizzi, quote e rapporti finanziari della Bingo.it e proprietaria di una sala appartenente alla famiglia Adelfio, quote del 20% della Erregi e l’impresa individuale Giuseppina Lombardo, riconducibile alla famiglia Pullarà. 

Alle famiglie di Altofonte e Monreale, affiliate a quella di San Giuseppe Jato, sono state sottratte 4 imprese operanti nel settore dell’edilizia e riconducibili a Onofrio Buzzetta, Nicola Rinicella, Giuseppe Giorlando e Giovan Battista Inchiappa, oltre a due locali adibiti a barberia a centro estetico di proprietà di Antonino Alamia.

Il blitz è frutto di due distinte indagini del Ros e del Gruppo carabinieri di Monreale che ha interessato i mandamenti di Villagrazia-Santa Maria di Gesù e San Giuseppe Jato che hanno avuto significativi collegamenti in occasione della riorganizzazione di quest’ultima cosca e del dipendente clan di Altofonte.

Una riorganizzazione tra Palermo e provincia all’ombra di due anziani capimafia, fedelissimi di Totò Riina, Mario Marchese, 77 anni, e Gregorio Agrigento, 81, tra gli arrestati. E fermata dalla vasta operazione antimafia.

Ricostruiti gli assetti di vertice nonché i rapporti con i vertici dei mandamenti limitrofi. E documentati numerosi reati manifestazione della capacita’ di controllo del territorio.

Per i carabinieri l’operazione di oggi ha bloccato una guerra di mafia sul punto di esplodere proprio tra le cosche Villagrazia-Santa Maria di Gesù, nel capoluogo, e San Giuseppe Jato, in provincia.

Almeno due i progetti di morte fermati appena in tempo. Nella rete vecchie figure, antichi padrini, ma anche, spiegano gli investigatori dell’Arma, volti nuovi. Sono state così documentate le ambizioni e la scalata di un fisioterapista a domicilio che voleva imporsi a Monreale.

Si descriveva, nelle intercettazioni, come “un soldato diventato generale”, che avrebbe messo le mani sul 60% dei lavori edili pubblici e privati.

Le indagini hanno documentato gli assetti dei potenti clan, le pratiche violente, interne ed esterne, quest’ultime finalizzate al controllo del territorio e delle attività economiche; ma anche la capacità di riorganizzazione e di ricompattamento cui il blitz ha comunque inferto un duro colpo.

Redazione NewSicilia