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Bellezze siciliane nel bando del Demanio dello Stato: paradosso della legalità

28 lug 2016 - 19:35

CATANIA - Non potevano mancare incantevoli siti siciliani nel bando di gara del Demanio dello Stato per l’affitto di fari, torri ed edifici costieri.

L’Agenzia del Demanio e l’Agenzia Servizi del Ministero della Difesa hanno comunicato che nel prossimo mese di settembre verrà emanato un apposito bando di gara per la concessione fino ad un massimo di mezzo secolo e con la finalità di recupero, conservazione e di alto richiamo turistico, di beni già in uso al Dicastero della Difesa, per scopi militari, ormai dismessi. Dopo il successo dello scorso anno, con l’affidamento di strutture pubbliche, lo Stato ha in previsione di incassare diverse decine di milioni di euro nei prossimi anni, e parliamo chiaramente di siti costieri sottratti all’ Ente militare territoriale, quali Fari, padiglioni ed altro.

In Sicilia, oltre ai quattro siti già affidati lo scorso anno, sono in elenco: Il faro di Capo Mulini, nel Comune di Acireale e quello di Riposto, il faro di Punta Libeccio di Marettimo, il faro di Punta Spadillo di Pantelleria, il faro di Capo Milazzo, il faro di Santa Maria di Salina, il faro di Capo Zafferano di Santa Flavia, il padiglione di Punta del Pero di Siracusa e lo stand Florio di Palermo.

E sin qui tutto legittimo se la Sicilia fosse una Regione a Statuto ordinario! Sicuramente, il presidente della Regione Rosario Crocetta e l’Ars non hanno mai letto lo Statuto Siciliano, o, addirittura, hanno dimenticato che nell’Isola vige una sorta di Autonomia Speciale ed in particolare, nello Statuto Speciale Siciliano, sono contemplati due articoli di legge molto chiari e che non consentono legittimità di appropriazione di beni siciliani.

Per essere più chiari, l’art. 32 recita: “I beni di demanio dello Stato, comprese le acque pubbliche esistenti nella Regione, sono assegnati alla Regione, eccetto quelli che interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale”.

E l’art.33 recita: “Sono altresì assegnati alla Regione e costituiscono il suo patrimonio, i beni dello Stato oggi esistenti nel territorio della Regione e che non sono della specie di quelli indicati nell’articolo precedente. Fanno parte del patrimonio indisponibile della Regione: le foreste, che a norma delle leggi in materia costituiscono oggi il demanio forestale dello Stato nella Regione; le miniere, le cave e torbiere, quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo; le cose d’interesse storico, archeologico, paleontologico ed artistico da chiunque ed in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo regionale; gli edifici destinati a sede di uffici pubblici della Regione coi loro arredi e gli altri beni destinati al pubblico servizio della Regione”.

Lo Statuto Siciliano fa parte della Legge Costituzionale dello Stato Italiano, per cui l’impossessamento da parte del Demanio Statale di beni e siti siciliani, prima destinati ad Enti militari e poi dismessi, è un atto a dir poco illegittimo perché “Incostituzionale”.

I martiri siciliani che hanno dato la propria vita, nei primi anni della fine della seconda guerra mondiale, per avere una Sicilia Autonoma, sicuramente con il suddetto affronto, si rivolteranno nella tomba.

Purtroppo, in Sicilia, ormai ci abbiamo fatto il callo ai soprusi e alle nefandezze.

Un famoso detto, rivolto al presidente Rosario Crocetta, dice: “Chi non conosce la propria storia non ha futuro!”.

Giuseppe Firrincieli

Redazione NewSicilia