Degrado
 

Le basole della vergogna. Una donna inciampa e si ferisce. Benvenuti in via Etnea, il salotto deturpato di Catania

7 ago 2016 - 05:42

CATANIA – A Catania quando attraversi la strada rischi di restarci secco. No, non per colpa di automobilisti indisciplinati o distratti. Per colpa del Comune. Manco a dirlo, direte. L’asticella dell’incredibile ma vero è sempre più alta. Quella della sopportazione si perde fra le nuvole. Nel frattempo ci si spiaccica sul basolato di via Etnea. Via Etnea, l’amata, antica, caratteristica, unica via Etnea. Bianco & Co. stanno compiendo l’impresa: mortificarla, degradarla, distruggerla. Letteralmente.

Una donna sulla cinquantina è finita in ospedale. È caduta rovinosamente a terra ed ha sbattuto violentemente il capo. È successo in via Etnea – sì, in via Etnea -, mentre attraversava la strada – sì, mentre attraversava la strada -, dopo avere fatto delle compere in un negozio – sì, dopo avere fatto delle semplici, comuni compere -, in pieno giorno. E sapete perché è caduta? Ha inciampato. Perché le basole in pietra lavica dell’arteria che dovrebbe essere fiore all’occhiello della città stanno sprofondando qua e là, formando dei pericolosi gradini sia per i pedoni sia per chi circola sulle due ruote. Osservate la galleria fotografica. È soltanto un assaggio dello scempio.

 Basole6

Nelle foto ecco il punto esatto dove la donna ha inciampato ed è caduta. La basola-trappola è quella centrale, quella che degli addetti inviati dal Comune di Catania hanno sistemato come vedete. Perché a Catania il danno è sempre compare della beffa. Insomma, in un istante ecco cosa è successo.

1 – una donna decide di fare un giro per i negozi e si ritrova con la testa sanguinante dopo essere inciampata su una basola sconnessa. Necessario l’intervento dell’ambulanza, il ricovero, l’intervento di una volante della polizia, i rilievi dei vigili urbani.

2 – poi si invia una squadra di operai che si occupano della manutenzione ed ecco cosa combinano: una imbrattata di cemento grezzo e problema, a modo loro, risolto. Via il sangue, coperta la basola-trappola e chissenfrega se il costoso manto stradale della principale via di Catania adesso sembra una trazzera della peggiore periferia del peggiore sobborgo.

3 – È la cialtroneria al potere. Chi dovrebbe avere a cuore il bene dei cittadini li fa inciampare; chi dovrebbe vigiliare sugli interventi che appartengono alla cittadinanza, si volta dall’altra parte; chi dovrebbe amministrare non amministra, ma boicotta, svilisce, avvilisce.

Abbiamo visto la donna cadere – ci raccontano i commercianti che hanno i propri esercizi commerciali ad un passo dal luogo dell’assurdo incidente – abbiamo subito chiamato l’ambulanza perché era chiaro che si era fatta seriamente male. È incredibile quanto avvenuto, ma noi che lavoriamo qui ogni giorno non ci meravigliamo. Il tratto della via Etnea che comincia subito dopo la Villa Bellini è abbandonato dall’amministrazione comunale. È come se vi fossero due vie Etnea, una di Serie A e una di Serie B. Ci sentiamo emarginati e la sensazione sembrano provarla anche i cittadini, che passano in fretta davanti alle nostre vetrine. Perché su questo tratto investiamo soltanto noi commercianti con i nostri sacrifici. L’amministrazione dovrebbe garantire almeno la dignità, ma avete visto cosa è successo e come si è agito per rimediare. Inoltre, la donna che ha subito il trauma rischia di non beccare un euro di risarcimento, perché, sentivamo dire ai vigili fra di loro, ha attraversato dove non c’erano le strisce. Ma dove sono le strisce in via Etnea?”.

Già, dove sono? La segnaletica non viene rinnovata da tempo. Le strisce (così come potete vedere nella galleria fotografica) sono praticamente invisibili. E lo sono perfino in uno dei principali incroci, quello dove troneggia la garitta dei vigili urbani, quello dove tutto avviene sotto gli occhi del vigile urbano di turno. Paradossale. Grottesco.

Così come quella sorta di Urlo di Munch che è adesso un albero del viale Mario Rapisardi.

Albero22

La scorsa settimana esausto per l’assenza di cure, ha ceduto uno dei suoi pesanti rami. Un segno di resa che poteva trasformarsi in tragedia, visto che nella zona del crollo si affollano anziani in cerca di frescura o di un posto comodo per giocare a carte.

albero 11

Soltanto il caso non ha falciato una vita. Ma non è per fatalità che il ramo è crollato. Così come non è fatalità la dolorosa caduta della donna in via Etnea. L’incuria ha colpevoli. Che a Catania restano impuniti. E non arrossiscono.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia