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"Alchimie Lineari", i capolavori della Pezzino esposti a San Giovanni La Punta

27 apr 2016 - 12:18

CATANIA - È una natura tumultuosa, ora gentile ora maligna, quella che traspare dagli scatti di Rossella Pezzino De Geronimo; comunque una natura decontestualizzata che si insinua in venature del terreno, pozze d’acqua, cieli mai tersi.

La fotografa siciliana ama viaggiare e lo fa con enorme curiosità; eccola quindi alle prese con ambienti sempre diversi e mai rintracciabili su un semplice atlante.

Gli scatti di Rossella, racchiusi sotto il titolo quasi onomatopeico, di “Alchimie Lineari”, saranno esposti dal 15 maggio al 12 giugno alla Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte a San Giovanni La Punta.

Non reportage di viaggio, ma scatti dell’anima. Rossella va oltre la semplice immagine, per lei la lezione di Henri Cartier Bresson è già superata: mai realtà, sempre astrazione. Ogni nuances del terreno, ogni spigolatura di una roccia, ogni pozza d’acqua, sia essa mare, oceano, fiume, lago o pozzanghera: ognuna diventa uno spunto per gettarsi al di là e cercare un linguaggio indefinito che permetta di collegarsi ad una dimensione onirica ed elegante dove il cielo non è mai cielo, l’acqua non è acqua, la terra non è terra. Come scrive la curatrice Azzurra Immediato nel testo in catalogo di “Alchimie Lineari”, “Materia, Tempo, Spazio, i luoghi di azione della ricerca dell’artista che si propone di indagare, attraverso una nuova e personale oggettività, la Natura. (…) Il percorso poetico, in imperituro itinere, si vivifica attraverso un’evoluzione interiore e tecnica che pare seguire la morfologia della terra e della Natura degli angoli più remoti del mondo, quelli che Rossella esplora”.

L’artista sembra denunciare un unico, profondo desiderio: quello di far parte della natura stessa, come elemento combinato di un tutto incontaminato: per questo motivo dai ritratti è fuggita verso i dettagli del corpo e, non soddisfatta, si è dedicata ai paesaggi.

Nelle sue immagini, la natura, priva dell’elemento umano, perde la valenza di paesaggio tout court; le sue parti isolate sono messe a fuoco e, pur senza rifuggire dal mimetismo, seguono la via dell’astratto, del metafisico.

Gli scatti della digitale assorbono le sfumature e si ritrovano sull’elegante carta Giclèe, particolari carte “fine art” per stampe calde, a colori, soprattutto di paesaggi. Ogni opera fotografica è un pezzo unico del quale non esistono multipli.

Redazione NewSicilia