La storia
 

"A 15 anni mi hanno operato di tumore, da quel 2 novembre ho cominciato a vivere"

3 nov 2015 - 06:00

RAGUSA - Quando riesco a contattarlo telefonicamente, Andrea Caschetto, 25 anni, è in Ruanda mi dice che abbiamo mezz’ora di tempo a disposizione per l’intervista perché poi deve andare a cena con i preti. Si proprio lui, ateo incallito che mai, nella sua vita, avrebbe pensato di recitare una preghiera prima di mangiare… eppure adesso lo fa.

E lo fa anche perché la sua vita è cambiata da dieci anni a questa parte. Da quando, nel 2005, gli hanno diagnosticato un tumore al cervello che gli intaccava l’olfatto. Sentiva odori nauseabondi, diventava pallido e vomitava ma qui nessuno aveva capito cosa avesse. Poi al Besta di Milano la terribile notizia che atterrì la sua famiglia ma non lui. “Quando mi dissero che ero malato non mi sconvolsi più di tanto. Non so se perché avevo 15 anni. Ho solo un ricordo nitido: quando mi ricoverarono, scappai dalla stanza per andare in una saletta dove c’era una televisione per guardare una partita di calcio… la mia unica vera passione, fino a quel momento”.

“Due settimane dopo avermi diagnosticato il tumore, mi operarono. Era il 2 novembre, quello che comunemente è il giorno dei mortiper me è il giorno della vita, la mia vita”.

Grinta, forza, coraggio e forse anche un pizzico di incoscienza che non guasta… guardo le sue foto, i suoi occhi così vispi, il suo sorriso così accattivante sprizzano allegria e amore per la vita. Lo stesso amore che lui ha conosciuto iniziando il suo giro del mondo, a febbraio, per gli orfanotrofi e i centri per i bambini di strada. Pensate che in dieci mesi, acquistando rigorosamente biglietti low cost, è andato negli Emira Arabi, nello Sri Lanka, in India, nel Nepal, in Thailandia, in Cambogia, nel Vietnam, in Brasile, in Paraguay, in Bolivia, in Perù, in Ecuador, in Colombia, a New York, passando un attimo per la Sicilia a salutare i suoi cari per poi tornare in Etiopia, Uganda e Ruanda, dove si trova adesso. Ma le valige sono già pronte per il Congo. 

Vi starete domandando: come fa a vivere cosi? Non lavorando… 

“Vivo a scrocco – afferma Andrea ridendo – per il vitto e l’alloggio mi rivolgo o ai preti o ad amici di amici. Nella mia vita ho vissuto tante esperienze di volontariato e mi sono sempre speso per raccogliere fondi da mandare in Sud Africa, per esempio. Ho fatto adottare a distanza 35 bambini africani e 7 peruviani. Io li adoro. In 200 giorni ho conosciuto 7.373 bambini e con loro instauro subito un grande feeling”.  

Andrea Caschetto 2

In realtà negli orfanotrofi, Andrea gioca con questi bimbi, li fa studiare e non solo “svolgiamo anche delle attività fisiche e pedagogiche ma il più delle volte metto a frutto tutte le tecniche di memoria che ho sperimentato su me stesso. Affianco, dunque, una maestra di inglese e lì dove ci sono delle parole che i piccoli non ricordano, cerco immagini che possano rimanere impresse nelle loro menti per aiutarli a ricordare”. A causa dell’intervento, infatti, il venticinquenne ragusano, ha problemi di memoria: ricorda solo le forti emozioni, quegli eventi che hanno lasciato un segno indelebile nella sua vita… come appunto l’abbraccio d’amore di tutti questi bambini che vivono negli orfanotrofi.

Opera con alcune onlus, presenzia durante le campagne di sensibilizzazione, tiene conferenze stampa ed è l’orgoglio della sua famiglia, soprattutto di nonno Giuseppe che al telefono gli dice sempre “Prima di morire voglio salutarti e siccome sei sempre in giro e non passi mai, non è ancora arrivata la mia ora… ti aspetto”.

E così è cambiata la sua vita… 

Giorgia Mosca