Pellicola

“La Voce negli occhi”: la storia di Salvatore Crisafulli, l’”Anti-Welby”

fonte: vanityfair.it
fonte: vanityfair.it
12 ago 2016 - 18:17

CATANIA - La Voce negli occhi“. Quattro semplici parole che nascondono una storia fatta di gioie e dolori, quella di Salvatore Crisafulli, conosciuto come il “Terry Schiavo italiano” o l’”Anti-Welby“. Raccontata in un film autoprodotto dai familiari, diretto da Rosario Neri e interamente girato in Sicilia, che ha per titolo proprio quelle quattro parole.

La pellicola ripercorre la storia vera di Crisafulli, risvegliatosi dopo oltre due anni dallo stato vegetativo permanente e morto il 21 febbraio del 2013. Salvatore aveva 48 anni, 10 dei quali trascorsi completamente immobilizzato, incapace di comunicare se non attraverso gli occhi e lo sguardo. A ridurlo in quello stato un terribile incidente stradale avvenuto a Catania l’11 Settembre 2003, un giorno che ha rivoluzionato la vita di Salvatore e della sua famiglia segnando l’inizio di un lungo e penosissimo calvario, in un alternarsi di sofferenze, rese e ribellioni, diagnosi infauste o possibiliste, disperazioni e flebili speranze. 

Crisafulli viveva “imprigionato” nel proprio corpo. Eppure, nonostante tutte le difficoltà della sua condizione e anzi, proprio grazie ad esse, dal suo letto ha condotto una dura battaglia per il diritto alle cure alternative, l’assistenza domiciliare, la dignità dei disabili.

Con il fratello Pietro aveva fondato la onlus Sicilia Risvegli, impegnata a sostegno dei familiari dei malati in coma o affetti da gravi malattie neurodegenerative. I due avevano in progetto di realizzare un centro risvegli nel Catanese. Il terreno per ospitarlo esiste, frutto di una donazione, ma mancano i fondi per realizzarlo. La pellicola servirà a raccogliere i soldi necessari a veder realizzato il sogno dei fratelli Crisafulli.

A Salvatore, dopo l’incidente che lo aveva coinvolto, i medici non avevano dato alcuna speranza, ritenendo che fosse in coma vegetativo. Erano stati la madre Angela e il fratello Pietro a rendersi conto che Salvatore comprendeva quanto gli accadeva intorno.

Nonostante i medici credessero che fosse ormai del tutto incosciente per i gravi danni cerebrali riportati, Salvatore sentiva e vedeva tutto. Le sue lacrime non erano un riflesso incondizionato, ma piccoli SOS che l’uomo lanciava per far capire che c’era, che era vivo. Per questo motivo la sua lotta si è indirizzata in favore dei malati gravi e contro l’eutanasia.

Il caso di Salvatore aveva scosso la comunità scientifica internazionale, mettendo in discussione i parametri che delimitano la vita e la morte, e le questioni relative alla volontà dei disabili gravi

La pellicola racconta la sua incredibile storia partendo dal rapporto privilegiato con suo fratello Pietro che ha voluto interpretare se stesso nonostante il forte impegno emotivo che la circostanza ha richiesto. La sceneggiatura della pellicola, che ha una durata di un’ora e 40 minuti, sottotitolata in inglese, è stata scritta dal regista Rosario Neri, in parte tratta da “Con gli occhi sbarrati”, il libro sulla storia di Salvatore pubblicato nel 2006 da Pietro e la giornalista Tamara Ferrari.

Aurora Circià



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