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Solstizio d’estate: un culto pagano che sopravvive in epoca moderna

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20 giu 2015 - 06:34

Ebbene sì, l’estate, il periodo dell’anno più amato in assoluto, ha ufficialmente inizio; mare, abbronzature (in certi casi scottature) e giochi sulla sabbia da oggi in poi diventeranno un “must”. Per convenzione si è soliti far coincidere l’inizio della bella stagione con il solstizio del 21 giugno. In realtà questo “periodo astronomico”  può cadere in un arco temporale compreso tra il 20 ed il 25 dello stesso mese. Ma cos’è in realtà il solstizio d’estate?

Innanzitutto il giorno più lungo dell’anno, almeno per chi vive nel nostro stesso emisfero (dall’altra parte del mondo infatti coincide con il giorno più corto dei 12 mesi). In secondo luogo è un momento magico, da sempre connesso a riti propiziatori o di passaggio e celebrazioni religiose.

Celti e Slavi, in tempi più che remoti, erano soliti accendere in occasione del 21 giungo dei grandi falò che dovevano servire ad alimentare l’energia solare e quindi a rendere più lunga l’estate. Questo sarebbe bastato ad assicurare dei raccolti particolarmente produttivi all’intera comunità.

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Falò estivo

In Cina invece l’estate, al pari della primavera, veniva intimamente connessa con il potere di rigenerazione della Terra ed era quindi espressione delle forze “yin“, ossia delle energie femminili. Per questo motivo, il solstizio d’estate coincideva con i festeggiamenti in onore della dea della luce.

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Palazzo dell’Estate, Cina

I druidi hanno addirittura eretto la misteriosa struttura di Stonehenge, grazie alla quale era possibile prevedere in anticipo l’arrivo di questa data che, come scritto altrove, astronomicamente non cade sempre nello stesso giorno.

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Stonehenge

Per le culture a noi più vicine, quella latina e quella greca, quel giorno si traduceva in un momento di passaggio, in un giorno a forte valenza simbolica. I retaggi delle tradizioni elleniche, ancora legate alla fertilità dei campi e alla simbologia degli elementi della natura, sono tuttora visibili nella “Festa del Muzzuni” annualmente celebrata nel Messinese e recentemente riconosciuta come il rito più antico d’Italia. A Roma venivano indetti invece dei grandi festeggiamenti in onore del dio Giano, essere bifronte che rappresentava la traslazione da una fase all’altra dell’anno solare e della vita umana. Sacri in questa occasione diventavano il fuoco, ancora una volta ricreato tramite i falò, e l’acqua, sinonimo di fecondità

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Festa del Muzzuni (ME)

Su questa simbologia si innestò il culto cristiano che proprio nello stesso periodo lascia cadere le celebrazioni in onore di San Giovanni Battista, l’uomo che battezzò Gesù Cristo e che ammonì i suoi seguaci dicendo: “Colui che viene dopo di me è più potente di me, io vi battezzo con acqua ma chi viene dopo di me vi battezzerà nel fuoco dello Spirito Santo“.

Quali che siano le origini dei festeggiamenti tradizionalmente connessi all’inizio della bella stagione una cosa resta certa: questa notte di mezza estate (eh sì, anche Shakespeare ha detto la sua in proposito) coincide spesso per tutti noi con la prima conquista della spiaggia, con l’accensione di falò in riva al mare (acqua e fuoco restano quindi un binomio indissolubile) e, per i più fortunati, con l’inizio delle ferie

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Valentina Idonea



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