Storia

San Berillo: da polo commerciale a quartiere fantasma

San Berillo
22 giu 2015 - 06:35

CATANIA - Come un essere umano, anche la città ha la sua metamorfosi. Ma vivendola ogni giorno non te ne accorgi. Ancor di più, non sai bene quale sia il suo passato. Catania ne ha tanto, c’è molto da scoprire. E per farlo si deve entrare nei meandri e nel suo cuore.

Nel centro storico di Catania ci sono alcune zone poco frequentate e che non godono di una buona reputazione. Ma molti non sanno che in passato, proprio queste aree erano il cuore pulsante della città.

Tra questi c’è il quartiere di San Berillo, oggi considerato tra i più degradati, ma se ci entri dentro senti subito che ha qualcosa di particolare. Alcune delle sue vie sono storiche e risalgono al ’700, quando la città etnea fu ricostruita a seguito del terremoto del 1693. Il posto prende il nome dal primo vescovo di Catania e fu il motore trainante della rinascita del centro urbano, soprattutto nel suo periodo di sviluppo urbanistico verso il mare. 

Nell’Ottocento, poi, si assiste ad un’ulteriore espansione a seguito della costruzione della ferrovia e delle fabbriche per la lavorazione dello zolfo, oggi note come Ciminiere.

San Berillo resiste anche alle difficoltà economiche dei primi del Novecento: si trasforma diventando un polo agroalimentare di notevole importanza. Molti edifici, infatti, si trasformano in depositi o in botteghe. In molti frequentano questa zona, specialmente il lunedì: la “fera ‘o lune” (fiera) è il vero “centro commerciale” della città. Questa parte del centro urbano vive un momento di grande ricchezza, tra imprenditori, via vai di gente e la compresenza delle donne di facili costumi e delle case chiuse.

Ma la seconda guerra mondiale cambia volto all’Italia, alla Sicilia e a Catania, che si ritrova sulle ginocchia e in piena crisi. Bisogna attendere gli anni ’50 per assistere a una ripresa economica e con essa alla trasformazione della viabilità cittadina. Proprio in questo periodo storico, infatti, viene aperta la strada che collega la stazione centrale a piazza Stesicoro (Corso Sicilia). Questo comporterà lo sventramento (1957) del quartiere, che da circa 300 mila metri quadrati si ritrova drasticamente ridimensionato. Molti degli abitanti vengono “trasferiti” nel quartiere di San Leone (la zona di via Palermo e del viale Mario Rapisardi), mentre, a seguito della legge Merlin (1958), le prostitute si raggruppano nella parte “bassa” del quartiere.

Il decreto voluto dalla senatrice Lina Merlin dichiarava illegale la prostituzione e le case chiuse.

Da quel momento, San Berillo non riuscirà più a rialzarsi: verrà visto come luogo malfamato e dove non poter investire. In molti venderanno (svenderanno) le proprie abitazioni andando via, permettendo ai poteri forti di prendere possesso dei palazzi.

Come unica soluzione per risollevare le sorti del quartiere, in molti vedono la demolizione dei palazzi esistenti, alcuni dei quali dal grande valore storico, e il fare piazza pulita delle prostitute e delle etnie che si sono insediate negli anni.

Come vedremo, però, possono esserci nuove soluzioni per la riqualificazione del quartiere.

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Andrea Lo Giudice



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