Ritrovamento

Relitto romano sotto esame nelle acque di Aci Trezza

Acitrezza
25 lug 2016 - 11:18

ACI TREZZA - La Soprintendenza del Mare sta effettuando una serie di rilievi fotografici e prelievi di reperti su un relitto romano nel mare di Aci Trezza.

Un relitto carico di anfore e un hub commerciale per la loro distribuzione del II secondo secolo a.C. sui quali si sta cercano di effettuare i primi rilievi tridimensionali utili per le successive analisi scientifiche. 

L’archeologo responsabile di zona, Philippe Tisseyre, sotto la direzione del sovrintendente Sebastiano Tusa, ha coordinato le operazioni di rilievo e documentazione, mentre l’elaborazione dei dati in 3D è stata realizzata da Salvo Emma.

Il carico è composto da un cumulo di anfore di almeno cinque tipi diversi ed è considerato di rilievo per le nuove problematiche della navigazione segmentaria nell’antichità e della redistribuzione dei carichi anforistici. A breve sarà effettuata una ricerca sugli impasti per stabilire il tipo di argilla e la localizzazione delle fornaci di produzione.

Il relitto è situato tra i 65 e gli 80 metri di profondità e fu segnalato per la prima volta nel 2011. Il gruppo di esploratori subacquei del team “Rebreather Sicilia“, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare, ha effettuato la prima documentazione video fotografica all’interno del progetto “Ombre dal fondo“.

In seguito ai primi rilievi tecnici effettuati nel 2015, la Soprintendenza del Mare sta studiando nel dettaglio il relitto e il suo carico.

Sono state recuperate due anfore al di fuori del carico principale: un’anfora Dressel 1C e un’anfora di piccolo modulo appartenente alla morfologia delle anfore greco-italiche. Il carico più consistente è rappresentato da anfore greco italiche “di transizione” provenienti dalla Campania o dall’Etruria e di alcune anfore Dressel 1C; il rilievo 3D ha messo in evidenza anche alcune anfore del tipo lamboglia 2/greco-italica, già trovate in associazione su altri relitti nel Mediterraneo. Ciò suggerirebbe vari scali adriatici e la presenza nelle vicinanze di un “hub” di ridistribuzione delle anfore. La datazione risalirebbe intorno al II secolo a.C., probabilmente metà-fine del secolo.

Lo studio in corso consentirà’ di ricostruire oltre al carico, la sua disposizione e le caratteristiche della nave (circa 15 metri di lunghezza e 4 di larghezza), aggiungendo un tassello alla rotta delle imbarcazioni commerciali lungo la costa catanese e alla sua inter portualità, sottolineando la notevole importanza di scali come quello delle Isole dei Ciclopi.

Nelle prossime settimane, un robot sottomarino a controllo remoto, con l’appoggio della Capitaneria di porto, perlustrerà l’area intorno al relitto, verificando l’eventuale presenza di altre parti del suo carico.

Per realizzare la ricostruzione in 3D sono state scattate oltre 1500 fotografie. Una prima elaborazione ha permesso di riscontrare la presenza di tre zone dove non sono presenti reperti, indicando probabilmente la presenza di elementi del carico deperibili (come per esempio casse di vimini), interpretazione che si rafforza di fronte alla pluralità del carico.

Oltre alle anfore, sono state individuate anche le due ancore in piombo con ceppo e contromarra dell’imbarcazione, ancora in situ, alcune tegole e un lungo tubo di sentina sopra le anfore.

Aurora Circià



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