Il parere

Psicosi da meningite, Liberti: “Non è più grave della polmonite”

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9 lug 2016 - 12:34

CATANIA - “La meningite è a detta di molti una delle malattie che più spaventa. Ma ciò risale all’era preantibiotica in cui era quasi impossibile curarsi. Oggi invece non è più grave della polmonite: si può guarire… basta solo diagnosticarla in tempo e assumere i giusti medicinali”.

È assertivo Pino Liberti, dirigente medico unità operativa malattie infettive all’ospedale Cannizzaro, mentre ci fornisce il suo parere riguardo alla psicosi che si è diffusa nelle ultime ore.

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Proprio non accetta il clima di sensazionalismo che ha travolto la nostra regione. Il dato di fatto è che s’è parlato parecchio di casi sospetti e reali della malattia che colpisce le meningi, ma ad oggi solo uno ha avuto un tragico epilogo.

Andando per ordine è giusto definire due differenti tipi di patologia.

“In termini pratici la meningite è la patologia che colpisce i rivestimenti del cervello e può essere sia virale sia batterica - spiega Liberti -. Tra i batteri che determinano la malattia, l’unico che si può diffondere e comportare gravi conseguenze è il meningococco: in questo caso il morbo va diagnosticato entro 24, massimo 72 ore, e va subito combattuto con la ciprofoxacina“.

Istruzioni chiare e concrete che vanno seguite alla lettera nel caso in cui il soggetto dovesse accusare dei sintomi precisi, in modo da non entrare in allarme per un semplice raffreddore.

“Quando il meningococco colpisce è facile realizzarlo: febbre molto alta, vomito a getto, irrigidimento del collo e perdita dei sensi fino al coma - chiarisce Liberti -. Si tratta di un batterio che può sopravvivere nella mucosa nasale delle persone e viene trasmesso con contatti molto ravvicinati e anche dentro locali parecchio affollati”.

È stato quindi chiarito che le meningiti non derivanti da meningococco non sono trasmissibili, motivo per il quale è giusto placare tutti gli allarmismi.

“Come ho già spiegato, è una malattia che ha un periodo di incubazione molto breve… massimo tre giorni - conclude Liberti -. Ciò significa che chiunque sia entrato a contatto con soggetti affetti, e non abbia fatto la puntura lombare necessaria alla sua diagnosi, potrà tornare a vivere una vita regolare e serena se, trascorso quel termine, non avrà manifestato alcun sintomo”.

Vittoria Marletta



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