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Premio “Marida Correnti”: la vittoria di Daria Di Filippo e un fiume di ricordi

premio marita correnti
28 mag 2016 - 12:54

PALERMO - È il 1988 quando Marida Correnti, a 29 anni, muore all’ospedale “Cervello” di Palermo per gestosi. Era in gravidanza.

A raccontarci la sua storia è Daniela Troina Magrì, la cugina.

“Nonostante siano trascorsi 30 anni da quel brutto evento, Marida è come se fosse rimasta sempre qui con noi, grazie all’amore e alla passione che io e i miei zii abbiamo per la sua associazione”.

Dopo la morte della ragazza, i genitori, l’Ing. Vincenzo Correnti, direttore dell’Istituto di trasporti della facoltà d’Ingegneria dell’università di Palermo, e la moglie, Angela Raffiotta Correnti, decidono di dar vita ad una fondazione in ricordo di Marida, donando ogni anno una borsa di studio a ragazzi giovani e brillanti.

All’inizio, al premio, potevano ambire soltanto gli studenti universitari di Palermo. Successivamente, la borsa di studio è stata estesa alla Sicilia e, da quest’anno, ha varcato pure lo Stretto arrivando fino a Roma.

La sede ufficiale dell’associazione si trova ad Aidone, in provincia di Enna. Alla morte del padre di Marida, però, la fondazione è stata donata all’Università di Palermo e ne è diventato presidente Fabrizio Micari, attuale rettore dell’ateneo palermitano. Nel ruolo di vice, c’è, invece, la madre della ragazza.

Le borse di studio messe in palio, dalla morte del professor Vincenzo Correnti, sono diventate due: la prima viene consegnata a settembre e consiste in un premio di laurea in ingegneria dei trasporti. La seconda, invece, è una borsa di studio dal valore di circa 3 mila euro, per gli studenti che si specializzano in ginecologia ed ostetricia.

Nel 1988, a vincere la prima borsa di studio del concorso, fu Antonio Cannizzaro, oggi uno dei più grandi ginecologi di Palermo.

“Per i miei zii la fondazione è la loro figlia…”, continua la cugina Daniela, “ci credevano e ci credono ed è veramente straordinaria la dedizione con la quale portano avanti il progetto”. 

“Marida era una ragazza che amava la vita, molto impegnata nel sociale: era laureata in economia e commercio e, inoltre, era tenente della “Croce Rossa””. Il 5 marzo, proprio a lei è stata intitolata la nuova sede di Aidone dell’associazione “Croce Rossa”.

Per questo, Marida, “vive nel ricordo nostro e delle persone che le hanno voluto bene”.

Ieri, nella sede di Aidone, a Palazzo Raffiotta, si è svolta la premiazione con la consegna della borsa di studio vinta, per la prima volta, da una ragazza romana: Daria Di Filippo.

Una vita piena, super impegnata con una passione innata per la medicina e il volontariato. Daria ha 28 anni e due lauree alle spalle: la prima in ostetricia, la seconda in medicina, entrambe con 110 e lode.

“In realtà l’idea di fare ostetricia è nata un pò dopo il diploma. Io volevo fare infermieristica, poi ho trovato questo corso di ostetricia e ho iniziato una nuova sfida con me stessa: mangiavo libri senza problemi. Più passava il tempo, più mi appassionavo”, racconta Daria.

“Quando mi sono laureata in ostetricia ho iniziato a vivere le gravidanze a 360° però, non avendo una laurea in medicina, quando accadevano alcune cose e volevo saperne di più, non potevo”.

Così, tenace come sempre, Daria decide di fare il test in medicina, rientra in graduatoria, inzia a studiare e si laurea.

E con tutte queste carte in regola si candida per ottenere la borsa di studio nel ricordo di Marida con una tesi sul confronto tra rischio gravidanze multiple fra italia e Tanzania.

“Quando avevo 17 anni, a Roma, il sindaco era Veltroni. Era il 2004 quando il primo cittadino scelse 100 istituti della capitale per raccogliere fondi e costruire una scuola in Tanzania. I 100 ragazzi che si sarebbero più impegnati a raccogliere fondi, sarebbero stati portati lì”.

Tra quegli studenti c’era anche Daria: “Mi impegnai tanto, raccolsi più soldi possibili. Dopo alcuni mesi ero lì, a 17 anni, a Rwanda”.

“Dormivamo in un albergo su una collina, di giorno scendavamo con delle jeep al centro della città, una sorta di girone dell’Inferno: più scendevi, più vedevi la povertà. Per quelle persone eravamo dei bianchi salvatori. Ma, in realtà, io sentivo che potevo dare loro di più e che sarei tornata, in quel posto, dando qualcosa di concreto”.

Daria ama sin da piccola rendersi utile. Frequenta il liceo e decide di iscriversi al WWF. Negli anni del viaggio in Rwanda, la sua professoressa di inglese la stimola molto, dicendole: “Prima di aiutare gli animali, aiuta le persone…”.

“Da quelle parole mi è venuta la voglia di fare. Di aiutare”.

Con i soldi vinti grazie alla borsa di studio di Marida, Daria andrà in Australia. È proprio lì che vorrebbe prendere una specializzazione in ginecologia ostetricia, lavorando per un anno, come medico generico.

“Daria rappresenta il motivo per il quale è nata la Fondazione Marida Correnti: la vita è vita solo attraverso la cultura, l’impegno sociale, lo studio e l’attività”, conclude Daniela.

Rossana Nicolosi



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