Convegno

A Palermo si discute del futuro di Arte e Cultura

Nella foto di Davide Bologna, Gianni Mascolo, Art Director di Il Venerdì di Repubblica
Nella foto di Davide Bologna, Gianni Mascolo, Art Director di Il Venerdì di Repubblica
23 feb 2015 - 16:28

PALERMO - Giovedì 19 e venerdì 20 febbraio al cinema De Seta, all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa, sì è svolto il convegno internazionale sul “Futuro di Arte e Cultura: analogico contro digitale?”, organizzato dal Comune di Palermo, in collaborazione con la casa editrice tedesca di arte e fotografia Steidl e con: Università degli Studi di Palermo, Accademia delle Belle Arti, Goethe Institut, Teatro Massimo, Conservatorio di Musica Vincenzo Bellini e Istituto tedesco per i rapporti con i Paesi stranieri.

Il lavoro, col contributo di figure di spicco del panorama artistico e di settori collegati come l’editoria e il giornalismo, si è posto l’obiettivo di mettere a confronto i due approcci: il digitale e ciò che in contrapposizione è definito analogico. Il punto interrogativo, già presente nel titolo del convegno, chiedeva di mettere in discussione l’ipotesi che la creazione di opere dell’ingegno e l’utilizzo dei vari media per la loro diffusione, seguano dinamiche antitetiche se la loro nascita e il loro sviluppo avvengono con le differenti modalità di analogico o digitale o se piuttosto non sia più efficace una consapevole interazione tra le forme tradizionali e gli strumenti forniti dalle nuove tecnologie, valutando il modo in cui esse modellano l’arte, il design, l’editoria e il cinema ai nostri giorni.

Nelle due intense giornate di dibattito si sono susseguiti gli interventi dei teorici come il professore Gianfranco Marrone – ordinario di Semiotica all’Università di Palermo – e i resoconti di chi ad alti livelli deve necessariamente porsi questa domanda nello svolgimento del proprio lavoro: artisti, fotografi, editori, giornalisti.

Dopo i rituali saluti di apertura da parte delle autorità, il primo a parlare è stato Ronald Grätz, segretario generale dell’Ifa (Istituto tedesco per le Relazioni culturali con Paesi stranieri): “Il digitale rappresenta la più moderna promessa di libertà e sviluppo economico e il suo impatto si sta rivelando molto più veloce di quello dell’invenzione della stampa a caratteri mobili o delle macchine a vapore”.

Come invece ha ricordato Ugo Giusino Parodi – amministratore delegato di Mosaicoon – “il digitale ed internet hanno consentito la produzione e la distribuzione a basso costo di tanti contenuti , per esempio nel settore dei videomaker. Di contro, il rischio è un livellamento verso il basso della qualità, soprattutto se, con un distorto senso di democratizzazione, si lascia decidere direttamente al pubblico cosa proporre”.

Per Constanze Reuscher – corrispondente di Die Welt del gruppo editoriale Springer – “il digitale non impedisce un giornalismo di qualità. Seppure i supporti moderni richiedono una gestione più veloce ed una presentazione accattivante, rimane la funzione di regolatore sociale tramite le inchieste e il potere di dare visibilità. E’ quindi responsabilità di un buon giornalista seguire le consuete regole, evitando per esempio di attingere esclusivamente alla rete rimandando in loop gli stessi contenuti all’infinito”.

Varie sono le implicazioni dell’utilizzo degli strumenti e dei media digitali, tali da modificare il modo in cui percepiamo il mondo, come comunichiamo, come creiamo arte e tramandiamo la cultura. Alle nuove possibilità si accompagnano nuovi rischi.

Il libro stampato – dice Gerhard Steidl, editore – non è solo un luogo di conservazione ma memoria. Produrre un buon libro non implica solo un buon contenuto ma l’applicazione del know how accumulato in secoli, dalla scelta della carta alla rilegatura ecc. Per un manager interessato solo al profitto, il rischio di deludere leggermente sia l’artista che il lettore è accettabile. Con libri esclusivamente digitali poi è alto il rischio di obsolescenza o perdita della conoscenza. Inoltre, affidandoci ciecamente ai software rischiamo di perdere il controllo, ignorando i processi che stanno dietro ad ogni modifica o aggiornamento”.

Nella giornata di venerdì è stato presentato anche il video-documentario “Anamnesis: un’esperienza di immersione nel digitale” prodotto dall’Accademia di Belle Arti di Palermo.

Nella modalità analogica – ha detto Leonardo Di Franco, presidente dell’Accademia – la riproduzione di un’opera d’arte ha un costo elevato che aiuta a proteggere il diritto d’autore. Oggi va probabilmente ripensato il concetto giuridico stesso di diritto d’autore senza perdere le funzioni originali di incentivo alla creazione e alla diffusione delle opere”.

Il convegno si è concluso con l’inaugurazione della mostra fotografica “Palermo Panorama” di Mauro D’Agati, visitabile nel padiglione ZAC fino al 13 Aprile. L’elenco completo degli interventi, è disponibile sul sito del Comune di Palermo all’indirizzo http:// www.comune.palermo.it/futureofartandculture.php

Davide Bologna

 

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Redazione NewSicilia



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