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A Palermo dal 12 giugno gli scatti di Álvaro Laiz, Transmongolian, per il Sicilia Queer Filmfest

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10 giu 2015 - 19:00

PALERMO - Dopo l’intensa settimana di Festival ai Cantieri Culturali alla Zisa, l’attività del Sicilia Queer Filmfest 2015 prosegue nella sezione “Arti Visive” con la mostra Transmongolian del fotografo spagnolo Álvaro Laiz, curata da Antonio Leone, che sarà inaugurata a Palazzo Ziino di Palermo il 12 giugno alle ore 18.00. La mostra resterà aperta fino al 10 luglio, da lunedì a venerdì dalle 9.30 e le 18.30.

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Álvaro Laiz, fotoreporter per le più importanti riviste internazionali, attualizza “La storia segreta dei Mongoli“, antico poema di autore anonimo che racconta e illustra l’ascesa al potere della Mongolia intorno al XII secolo, mettendo in luce il profondo dissidio sociale che vive la comunità lgbt mongola, ancora schiava del peso di una tradizione rinvigorita sotto il controllo sovietico, durante il quale gli omosessuali erano deportati nei gulag. Lo stigma di quell’antico codice, nonostante l’omosessualità in Mongolia sia stata depenalizzata nel 2002, si ripercuote ancora sulla vita delle persone lgbt, che continuano a essere marginalizzate, vittime di un pesante ostracismo morale e fino a poco tempo fa ancora perseguitate.

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Il lavoro fotografico di Laiz, realizzato nel 2011, ha messo in luce una situazione drammatica: condannati a una vita in clandestinità, molti sono costretti alla prostituzione e rassegnati ad una esistenza ai margini. Laiz dedica il suo lavoro alle persone transessuali, ritratte non solo in crudi contesti di vita quotidiana dal chiaro impianto documentaristico, ma anche in sontuosi abiti ispirati alle vesti delle regine mongole, ribaltando in tal modo il focus della narrazione verso un immaginario poetico ed estetizzante. Una duplice narrazione che crea un corto circuito visivo e rimanda al paradosso sociale e politico subito dalle persone transgender in Mongolia. La transessualità, infatti, è fortemente radicata nella cultura popolare mongola, dove le persone transgender erano considerate sciamani, protette da uno status speciale, assimilate a figure mistiche capaci di connettere il piano spirituale con il mondo reale e di avere un accesso privilegiato a una dimensione “altra”, comunemente definita come “magica”.

Álvaro Laiz realizza una documentazione nuda e asettica e contestualmente poetica, quasi romanzata, e raffinatissima, con una qualità estetica molto forte, che solo uno sguardo attento e abile è in grado di costruire, facendo sintesi mirabile, all’interno di un unico scatto, del vissuto non solo di singole persone, ma di un’intera comunità e della sua storia millenaria.

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Redazione NewSicilia



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