La grande Festa

Il martirio di Agata, torturata e uccisa per proteggere la propria fede

Sant'Agata, foto di Fabrizio Villa
Sant'Agata, foto di Fabrizio Villa
4 feb 2017 - 05:30

CATANIA - Ogni catanese che si rispetti sa chi è veramente Sant’Agata. La sua storia commuove i cristiani da secoli ed è sempre monito per tutti di fede vera e appassionata. Ogni anno, per ringraziarla, celebrarla e tenere viva la sua memoria, il suo martirio deve essere ricordato.

La storia di Agata, donna giovane, bellissima e pura, è attestata da diverse fonti, reperti archeologici risalenti a pochi anni dopo la sua morte. I testi confermano che Agata, dal greco “buona”, è nata e vissuta nel III secolo a Catania, durante le persecuzioni contro i cristiani decretate dai diversi imperatori che nel corso della storia dell’impero romano si sono succeduti al trono.

L’imperatore Decio, visto il diffondersi del cristianesimo, prende un provvedimento drastico: tutti i cristiani che si rifiutano di abiurare la propria fede devono essere ricercati dalle autorità locali, arrestati, torturati e poi uccisi.

Ogni governatore deve rispettare la decisione dell’imperatore e a Catania in particolare governa nel III secolo Quinziano, uomo superbo e arrogante. La tradizione vuole che il proconsole perda la testa per Agata e, in virtù del decreto dell’imperatore, l’arresti.

Da qui le sevizie e le torture psicologiche e carnali, perché Agata non solo non ha alcuna intenzione di rinnegare la propria fede e la propria devozione a Dio, ma non si concede in alcun modo al proconsole che la desidera e cerca di sedurla continuamente.

Agata, infatti, si consacra a Dio per vocazione già all’età di 15 anni e il Vescovo, come da lei richiesto, le impone il velo rosso delle vergini consacrate

Il martirio inizia per Agata nel momento in cui Quinziano, vedendola irremovibile, la consegna ad Afrodisia, donna di facili costumi, per convincerla con lusinghe e tentazioni. La ragazza però rimane ferma sulla propria posizione, fedele alla purezza del suo credo, costringendo Quinziano a sbatterla in carcere e ad intervenire con le punizioni carnali. Prima l’amputazione delle mammelle, da cui Agata guarisce per miracolo grazie all’apostolo Pietro, poi la tortura dei carboni ardenti, su cui viene fatta rotolare a corpo nudo.

Agata muore in carcere il 5 febbraio, diventata dopo la santificazione data ufficiale della festa di Sant’Agata, Patrona di Catania.

Nonostante le torture la fede di Agata non ha mai vacillato, incarnando il vero significato del termine Cristiano, seguace di Gesù Cristo, perché come lui si è fatta ammazzare. 

Poco prima di morire, Agata ringrazia Dio e prega: “Signore che hai tolto da me l’amore del mondo, hai preservato il mio corpo dalla contaminazione, mi hai fatto vincere i tormenti del carnefice, il ferro, il fuoco e le catene, mi hai donato tra i tormenti la virtù della pazienza; ti prego di accogliere ora il mio spirito: perché è già tempo che io lasci questo mondo e giunga alla tua misericordia”.

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Clelia Mulà



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