Arte

“Natività 2.0″: così Adam Lowe restituisce Caravaggio ai palermitani

oratorio Lorenzo riproduzione
24 dic 2015 - 06:43

PALERMO - L’Oratorio San Lorenzo di Palermo ha ospitato sino all’ormai lontano 1969 una “Natività” firmata da Caravaggio; l’opera, oggetto di un furto, è tornata in queste ultime settimane al suo posto.

La “Natività” in questione, purtroppo, è comunque una fedelissima riproduzione dell’originale voluta da Peter Glidewell, AMS, dall’Ufficio Beni Culturali della Curia e da Sky Arte International e materialmente realizzata da Adam Lowe.

La tela di Caravaggio venne portata via nottetempo dall’oratorio tra il 17 ed il 18 ottobre del 1969; a compiere il furto furono probabilmente due ragazzi legati alla mafia. I giovani si introdussero all’interno della chiesa e, armati di un taglierino, staccarono la stupenda Natività dall’altare maggiore, suo centenario luogo di collocazione. Il furto della tela, peraltro una delle ultime opere del pittore, fu argomento di discussione non solo tra critici d’arte e giornalisti, ma anche tra alcuni degli esponenti più in vista della mafia di allora: Giovanni Brusca, ad esempio, dopo molti anni affermò che il piano di sottrazione fu ideato dai corleonesi con l’intento di una rivisitazione del 41 bis. Dato che lo Stato non volle mai abbassarsi a condurre delle trattative, la Natività di Michelangelo Merisi rimase in mano alla malavita siciliana. Altri boss poi pentiti hanno invece sostenuto con forza l’ipotesi che il dipinto di Caravaggio fosse stato sepolto insieme a Gerlando Alberti o che sia ancora oggi nascosto a casa di Gaetano Badalamenti o peggio che ormai sarebbe andato distrutto a causa dell’incuria dei Pullarà, famiglia a cui secondo Gaspare Spatuzza era stato affidato il capolavoro seicentesco e che l’avrebbe nascosto in una stalla dove gli animali, poco per volta, l’avrebbero danneggiato sino a ridurlo ad una poltiglia irriconoscibile. A poco e nulla sono servite poi le fantasie e le voci di paese che avrebbero indirizzato gli inquirenti verso la casa di Totò Riina o verso una misteriosa pista di scambi illeciti in Irpinia; nemmeno “Una storia semplice” (Leonardo Sciascia), pur raccogliendo i mille aneddoti sulla tela del Caravaggio trafugata a Palermo, riuscì a fornire una spiegazione soddisfacente del destino dell’opera.

Dato che non è stato finora possibile venire a capo dell’intricata vicenda, si è allora pensato di dar vita alla cosiddetta “Natività 2.0“. La fedele riproduzione dell’originale caravaggesco è stata presentata al pubblico lo scorso 12 dicembre: alla cerimonia erano presenti anche Sergio Mattarella e il neo arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice.

La “Natività 2.0” è frutto delle tecniche architettoniche ed informatiche utilizzate dagli specialisti di Factum Arte, società leader nel settore della riproduzione di grandi opere d’arte. La “Natività 2.0” ha comunque un suo valore artistico, tecnologico e, per così dire, morale. Non è un caso che Sky Art abbia deciso di dedicarle uno speciale.

Tra le opere di Caravaggio tuttora conservate in Sicilia, “Resurrezione di Lazzaro” e “Adorazione dei pastori” al Museo Regionale di Messina, “Seppellimento di Santa Lucia” al Palazzo Bellomo di Siracusa, “Natività” (2.0) all’Oratorio San Lorenzo di Palermo, è quindi fuor di dubbio che quest’ultima sia finora quella destinata a sollevare il maggior numero di perplessità tra critici e semplici appassionati d’arte.

Valentina Idonea



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