Libri

Da Messina a Lecce per “Il mare si lascia attraversare”

1
24 nov 2016 - 16:33

MESSINA - Dall’Albania alla Puglia, passando per lo Stretto: Ismete Selmanaj va in trasferta. La scrittrice di origini albanesi, ma da anni residente a Rocca di Caprileone in provincia di Messina, sarà una delle protagoniste della conferenza di grande interesse internazionale dal titolo “Il mare si lascia attraversare”, un seminario sulla letteratura albanese e migrante in lingua italiana previsto a Lecce per il prossimo venerdì 25 novembre, nell’ambito della tre giorni del Festival “Città del libro” di Campi Salentina.

Si tratta di un attesissimo momento di confronto – a venticinque anni dallo sbarco della nave Vlora con migliaia di albanesi a bordo – necessario per interrogarsi sui nuovi scenari della letteratura albanese e avviare, di intesa con il Ministero della Cultura del paese balcanico, un percorso che, attraverso la partecipazione a fiere letterarie, eventi dedicati o altre occasioni promozionali, favorisca una maggiore conoscenza della cultura albanese in Italia.

In questo contesto la Selmanaj porterà la sua esperienza di donna emigrata e di scrittrice impegnata, la quale, durante il processo creativo, non dimentica mai il contesto storico – sociale, humus culturale da cui scaturiscono le sue storie.

2

C’è, infatti, sempre una base sociologica nei romanzi di Ismete Selmanaj, entrambi pubblicati in italiano con la casa editrice Bonfirraro. Se in “Verginità rapite” la scrittrice si era focalizzata maggiormente sull’orrore prodotto dalla dittatura in Albania, che ebbe come prime vittime le donne spogliate della loro dignità, con “I bambini non hanno mai colpe” si è occupata di un fenomeno ancora più diffuso, come quello della pedofilia, incastonata in un contesto post- comunista. Il romanzo, infatti, è un’opera letteraria che affonda le sue radici sociologiche nell’Albania del duemila (dove si assiste a un rigurgito di un antico codice comportamentale, il Kanun) ma che si erge a messaggio universale, perlustrando l’animo umano nei suoi recessi più oscuri, scoprendo risvolti inconfessabili, costringendo l’emersione di fatti delittuosi, gravi e intollerabili. Oggi, come emerge dal racconto, tale crimine, una volta scambiato per pratica sessuale, rientra anche nella logica del “mercato globale” e dello sfruttamento dei poveri: tutto si può ottenere, se si paga adeguatamente. Pur se presenti alcune scene “crude”, e nonostante l’intrinseca sgradevolezza della tematica trattata, grazie al pudore e alla sensibilità dell’autrice prevalgono la delicatezza e il rispetto umano.

3

Alla Sicilia, che l’ha accolta come una grande madre, ha dedicato, invece, l’epilogo del suo primo libro, che a più voci è stato definito un romanzo di formazione: con l’avanzare delle pagine si inizia ad intraprendere insieme alla protagonista Mira un percorso che subito dopo diviene dialogo intimo tra personaggio e lettore. Mira ci conduce negli angoli insondabili del suo cuore; ci svela i suoi segreti più scabrosi e i suoi desideri più nascosti. Assistiamo allo sconvolgimento della sua vita e non si può fare a meno di definirla un’eroina. Una combattente moderna che, nella miseria e nella difficile situazione sociale e politica che la circonda, cerca di ricostruirsi una vita nuova.

L’appuntamento con la scrittrice siculo – albanese è dalle 14,30 alle 17, nell’aula Ferrari del Plesso Codacci-Pisanelli dell’Università del Salento, dove la discussione verterà su “L’importanza della traduzione per la letteratura albanese. Esperienze di scrittori migranti e scrittori tradotti all’estero”.

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA