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In viaggio alla scoperta dei musei: le sculture in pietra lavica

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17 giu 2015 - 06:35

CATANIA - “Ho iniziato casualmente a scolpire la pietra lavica quaranta anni fa e a farne la passione che mi ha accompagnato per il resto della vita e che mi ha anche permesso di creare un museo ancora oggi visitato”.

Parla così l’avvocato, ormai in pensione, Nino Valenziano Santangelo, con l’atteggiamento fiero di chi non ha rinunciato a coltivare un grande interesse grazie al quale è riuscito ad esprimere la sua verve artistica insieme con la sua grande cultura personale.

“Mi trovavo in campeggio a Linguaglossa, dove ero solito trascorrere le vacanze estive, e un pomeriggio ho utilizzato il martellino da muratore che avevo scordato a bordo della mia macchina per intrattenermi nello sbozzare una delle pietre che avevo incontrato sul mio cammino. Riconoscere oggi quale fu la mia prima opera? Impossibile: sono passati moltissimi anni e, tutto quello che ho realizzato nella mia vita è esposto qui, in via Santangelo Fulci.

Sono questi i racconti con cui l’avvocato Santangelo ci ha accompagnati nel nostro viaggio a ritroso all’interno delle tre stanze espositive da lui allestite, dove ogni opera è un pezzo unico e con un significato particolare.

Eccoci, quindi, giunti alla quarta tappa del nostro viaggio alla scoperta dei musei catanesi, quelle realtà ad oggi non troppo conosciute che meritano un occhio di riguardo.

Le sculture di cui stiamo parlando sono tantissime e passano dalla rappresentazione di teste di animali a mezzibusti che richiamano la figura di Virgilio o di Napoleone, senza trascurare la riproduzione di velieri su basso rilievo o di figure mitologiche che forniscono il chiaro segnale della cultura classica che l’avvocato ha maturato da giovane.

“L’oggetto da rappresentare mi è sempre stato suggerito dalla forma della pietra – afferma Santangelo -. Non ho mai aggiunto alcun elemento alle sculture sulle quali, peraltro, spesso sono dovuto intervenire pochissimo, perché è grazie alla fervida immaginazione che è possibile creare grandi cose”. 

Ciò che immediatamente colpisce all’interno del museo è l’interattività di alcune opere: Santangelo è riuscito a scolpire le pietre in modo tale che, se guardate da due prospettive differenti, forniscono due immagini distinte e ciò dà l’unità di misura dell’estro dell’artista.

Alla fine della visita fortemente stimolante, che fa capire come anche dal materiale più semplice è possibile “trarre arte” e ricavare qualcosa di particolare e unico, abbiamo scorto un grosso pezzo di pietra lavica, non lavorato, al di sotto del quale è stato appeso un cartello che dice così: “Qualche volta avrai letto le nuove, adesso prova a leggere la pietra lavica. Tu cosa vedi?”.

Si tratta del dolce richiamo ad un gioco che da bambini, almeno una volta nella vita, tutti abbiamo provato a fare e che permette di capire che è sempre possibile sognare e tenere in allenamento la nostra immaginazione anche da adulti.

Santangelo, rinnova la sua disponibilità a fare visitare il museo a chiunque ne abbia il piacere, sottolineando che la sua non è mai stata un’attività a fine di lucro bensì un hobby che, col tempo, dalla prima mostra organizzata a Linguaglossa, è diventato qualcosa di sempre più grande.

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Vittoria Marletta



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