Intervista

“In Sicilia c’è un universo sterminato di giovani innovatori: dategli fiducia”

cacciato
Alessandro Cacciato
16 dic 2015 - 06:16

AGRIGENTO - Da Vicenza ad Agrigento per raccontare tutte le storie d’innovazione dell’isola e dire che “Il Sud Vola”, come titola il suo libro.

Lui è Alessandro Cacciato e da quando ha iniziato a scoprire il mondo dei giovani rampanti siciliani si è appassionato sempre più divenendo un propulsore di un mondo variegato e composito.

Con la sua “Edicola dell’innovazione” ha dato spazio a tutti coloro i quali, con un’idea, hanno creato nuove forme di business e sarà uno degli speaker al prossimo TedX etneo del 19 dicembre.

- Hai fatto un viaggio di emigrazione al contrario: dal Veneto alla Sicilia, come mai?

“I miei genitori hanno origini siciliane e dopo tanti anni al Nord avevano deciso di tornare e li ho subito seguiti con entusiasmo ed è stata una scelta azzeccatissima”.

- Che realtà hai trovato?

“Una realtà che descrivo nel mio libro dove racconto le storie di tutti i ragazzi che fanno innovazione. Mi ha dato spinto il libro di Riccardo Luna che racconta le storie di chi fa impresa. Agrigento è fanalino di coda nelle varie classifiche ma ci sono realtà come Farm Cultural Park a Favara che sono straordinarie e dove i ragazzi possono esprimersi. E’ cambiata la visione della sicilia: ho trovato comunità di innovatori che riescono a fare impresa anche con le multinazionali”.

- Quindi non sarebbero soltanto delle piccole oasi nel deserto?

“No, ho cercato di capire e di entrare in contatto con quante più persone possibili. Lontano dalle grandi città c’è un universo di ragazzi dai 18 sino ai 40 anni che sono riusciti a creare aziende grazie al web e a pubblicizzare i loro prodotti e servizi tramite i social. Faccio un semplice esempio di un ragazzo che si è dedicato alla sartoria mettendo su anche un negozio on line di cravatte che spedisce in ogni dove”.

- Il web quindi ha giocato un ruolo importante in questa sorta di risveglio?

“Sì, l’economia corre molto on line ed è un connubio tra i prodotti della tradizione e l’innovazione del venderli in rete. Spesso si è rimasti prigionieri di visioni antiche del mondo trasmesse o dalle famiglie o dalla politica. Il web ha portato una democratizzazione del fare impresa. Penso ai ragazzi di EdisonWeb di Mirabella Imbaccari che hanno creato un software di comunicazione adattiva e di riconoscimento facciale chiudendo contratti con la Samsung e partendo da un piccolo edificio in un paese di 5mila abitanti. Oppure la SeaBag, la borsa che si può immergere in acqua, è stata progettata a Trabia. Con i canoni di pensiero tradizionali non avrebbero innovato”.

- E da queste storie hai intrapreso il percorso dell’Edicola dell’Innovazione?

“Sì, l’Edicola è stata il passepartout per entrare in questo mondo e contattare i ragazzi è molto semplice. Sono tutti in rete e sui social e a loro faceva piacere raccontarsi. Si sono create delle amicizie e con tutti ho un ottimo rapporto. Il bello è che si tratta di un ambiente molto collaborativo e anche questa è un’innovazione“.

- Secondo te in Sicilia esiste una sorta di binomio tra una parte d’isola moderna e proiettata al futuro e un’altra ancora ancorata a vecchie logiche?

“La Sicilia è come una città caotica. Da una parte c’è il traffico che scorre lento, dall’altra c’è la corsia preferenziale dell’innovazione che non tutti vogliono prendere. Per i giovani spesso non è facile: c’è molta diffidenza nei loro confronti a partire dalla pubblica amministrazione. Oppure si vede nel giovane qualcuno utile solo per le fotocopie. Ma se fosse data loro fiducia le cose andrebbero meglio in Sicilia”.

- Che terra è la Sicilia? Le innovazioni che racconti potranno far cambiare marcia o come ha detto Vecchioni resteremo un’isola di m…?

“Problemi ce ne sono tanti e Vecchioni li ha visti. Ma penso che il denigrare è sempre negativo. Io sono un fan del cambiamento e della proposta più che della protesta. Protestare è un vecchio modo tipico della politica ma che non risolve nulla. Oggi in Sicilia si può far tanto: abbiamo gli strumenti per andare oltre e basterebbe dare fiducia ai giovani – ad esempio con le call for ideas – per dare un impulso alle amministrazioni pubbliche e alle imprese”.

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Andrea Sessa



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