Fotografia

Immortalare “cosplayer”, personaggi che non esistono nella realtà

Giovanni Di Rao fotografo di cosplayer catanese (9)
13 ago 2014 - 16:18

Alzi la mano chi non ha sognato almeno una volta, almeno per un istante, di vestire i panni di un personaggio dei fumetti. C’era chi sognava Superman e chi preferiva i Power Rangers, d’accordo. Ma più o meno tutti sono stati supereroi potenziali, almeno una volta, quantomeno nell’immaginazione.

Ecco, i cosplayer lo fanno per davvero: si travestono da supereroi, si muovono da supereroi, ammiccano da supereroi. C’è chi li definisce folli, esibizionisti, perdigiorno. E c’è chi ama immortalare i loro bizzarri travestimenti, come il fotografo giarrese Giovanni Di Rao. Che gira l’Italia – da Lucca a Catania – a caccia di ragazzi e ragazze che amano vestirsi da personaggi manga e anime.

Il fenomeno, naturalmente, non è nato in Italia ma in Giappone tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta. Solo dal 1995, quando la stampa giapponese dedicò per la prima volta un articolo a un gruppo di ragazzi nella città di Tokyo, il fenomeno ebbe però  un incremento esponenziale.

Il termine “cosplay” è una contrazione delle parole inglesi costume e play. Tradotto: ci si diverte vestendosi come il proprio personaggio preferito. E c’è chi, come Giovanni, si diverte a immortalare questa subcultura.

Quando hai cominciato a fotografare cosplayer?
Nel settembre del 2009 ho partecipato a un evento a Catania, si trattava del Games&Comics e fu ospitato all’Orto Botanico. Ma fu solo al Lucca Comics&Games che scoprii la passione di immortalare cosplayers. Ogni anno, assieme ai miei amici, quello di Lucca è diventato quasi un rito: sono un geek, un appassionato di tecnologie. Se a ciò si aggiunge la passione smodata per il mondo della fotografia, il gioco è fatto.

Cosa ti piace del mondo di cosplayers?
La grande libertà, la voglia di creare. Pensa che molti di loro creano personalmente il proprio look, disegnano i bozzetti dei vestiti, li costruiscono attenendosi quanto più possibile al modello originale indossato dal personaggio preferito. Oppure vanno a caccia di pezzi introvabili su Internet. C’è chi li definisce esibizionisti, io trovo invece che il loro modo di approcciarsi alle manifestazioni cui partecipano abbia un che di sregolato, geniale, artistico.

Cosa non ti piace di questo mondo?
Amo fotografare i cosplayers, non giudico affari personali o individualità. Ciò che però mi spiace è l’approccio che molte persone hanno nei confronti di questi ragazzi: a volte capita che nelle manifestazioni locali, specie qui in Sicilia, i passanti facciano apprezzamenti non particolarmente carini nei confronti di ragazze che girano con vestiti succinti.

E gli eventi catanesi sono all’altezza degli altri eventi nazionali?
L’Etna Comics è per me un piccolo “Lucca Comics and Games”, la quantità di presenze registrate è stata impressionante e fa intuire che anche da parte dei siciliani c’è un notevole interesse verso questa subcultura. Non so darti dati ufficiali, ma si è parlato di circa 50.000 presenze in tre giorni. Sono iniziative lodevoli, se non ci si dovesse scontrare con la disorganizzazione di chi mette in piedi eventi del genere: non puoi, ad esempio, organizzare un evento estivo di questa portata e non prevedere l’aria condizionata.

Cosa succede durante questi eventi?
Si tratta di manifestazioni in cui giudici valutano la qualità degli abiti e delle movenze dei cosplayers che sfilano. Contano la realizzazione del costume, l’interpretazione del personaggio, eventuali sketch. Ecco, io cerco di cogliere l’attimo fuggente e immortalarli sotto il profilo migliore.

Ci sono differenze tra un fotografo e chi immortala cosplayers?
Non per me. Personalmente alle foto di gruppo, prediligo quele che abbiano un unico soggetto: mi piace contestualizzare il suo vestito, coglierne le movenze che lo rendano più simile al personaggio interpretato.

Che attrezzatura fotografica consiglieresti a chi volesse approcciarsi al mondo della fotografia di cosplayers?
Io utilizzo la mia fedelissima Nikon D700, ma il mercato è saturo di attrezzatura fotografica, una qualsiasi macchina fotografica entry level va più che bene per iniziare.

Il ricordo più divertente che hai?
Una volta ho incontrato un tizio sulla sessantina che interpretava l’Uomo Ragno. Ormai attempato, girava con un pannolone sopra il costume e portava a spasso con sè una flebo urlando “Ehi, vorrei vedere voi alla mia età”. L’ho trovata una bella lezione di vita: indubbiamente è una passione che sa sempre come sorprenderti e poi ti insegna che nella vita non è mai troppo tardi per credere nei sogni e perché no, sentirsi supereroe anche solo per un giorno.

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Giuditta Avellina



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