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“I bambini non hanno mai colpe”, la pedofilia vista da Ismete Selmanaj

Ismete
31 mar 2016 - 18:33

MESSINA - È in uscita per Bonfirraro editoreI bambini non hanno mai colpe”, il nuovo romanzo dalle fosche tinte della scrittrice di origini albanesi Ismete Selmanaj. 

Al centro del thriller la pedofilia, una delle piaghe più meschine dell’umanità, attorno alla quale ruotano le esistenze di quattro uomini, legati da un inesorabile e, forse, indissolubile destino.

Un’opera letteraria che trova le sue radici sociologiche nell’Albania post comunista, dove si assiste al ritorno di un antico codice comportamentale, il Kanun, ma il testo si eleva a messaggio universale: perlustrando l’animo umano, scoprendo risvolti inconfessabili, costringendo l’emersione di fatti delittuosi gravi e intollerabili.

i bambini non hanno mai colpe Ismete

Ismete Selmanaj è nata a Durazzo ed è lì che sin da bambina coltiva la passione per la letteratura, vincendo medaglie e numerosi premi. Nel 1991 si laurea, però, in Ingegneria Edile all’Università di Tirana. Una scelta che non fu la sua, così come racconta spesso ai ragazzi che non si stanca di incontrare, perché “la mancanza di libertà insita in una dittatura è solamente questo: ti si impone dall’alto una piccola costrizione e non si ha la possibilità di accorgersene. Da quel momento non sei più padrona della tua vita”.

Poco dopo, vivrà sulla sua pelle la crisi politica albanese: nel 1992, infatti, decide come tanti suoi connazionali di trasferirsi in Italia. In Sicilia, vissuta come una terra promessa, a Messina rinascerà quell’amore per la scrittura che non l’ha mai abbandonata.

È fatto di questo, dunque, il suo mondo letterario, popolato di personaggi e situazioni molto diversi culturalmente da quelli che un normale lettore è abituato a conoscere: se “Verginità rapite, il suo libro d’esordio in lingua italiana è incentrato sulle violenze subite dalle donne albanesi durante il periodo del totalitarismo, questa volta la Semanaj ci regala uno scorcio di paese ancora più crudo, attraverso un racconto asciutto, dove però non manca il sentimento.

Nonostante non si soffermi molto sugli aspetti più atroci, mette comunque in risalto la peggiore delle trappole, l’altra faccia della pedofilia, subdola e silenziosa.

La prefazione al volume è stata curata da Matteo Mandalà, professore e studioso di “Lingua e Cultura Albanese” titolare della cattedra all’Università degli Studi di Palermo che ha adottato il primo testo della Selmanaj per il suo corso.

Redazione NewSicilia



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