Commemorazione

Oggi è il Giorno della Memoria: il ricordo contro chi nega

Auschwitz
27 gen 2017 - 06:56

CATANIA - Ebrei, zingari, omosessuali, oppositori politici, prigionieri di guerra, disabili. La furia nazista non conobbe limiti; tutto era lecito pur di far primeggiare la suprema razza ariana. Anche, e soprattutto, lo sterminio di circa 15 milioni di persone, di entrambi i sessi e di tutte le età.

Un genocidio lucidamente calcolato fin nei minimi dettagli, messo in atto con organizzata sistematicità e inspiegabile efferatezza, che prese il nome di Olocausto (dal greco, letteralmente “bruciato interamente”) per riferirsi alla totalità delle vittime. Per indicare il solo genocidio di circa 6 milioni di ebrei, viene usata, invece, la parola ebraica Shoah (“catastrofe”, “distruzione”).

Sachsenhausen

Eppure, nonostante le testimonianze dei sopravvissuti e di quanti assistettero alle barbarie perpetrate dal regime nazifascista, nonostante l’esistenza stessa dei campi di concentramento e di sterminio, dei cadaveri, dei filmati e delle foto dell’epoca, oltre che dei documenti ufficiali tedeschi, c’è chi ha sostenuto e sostiene l’inesistenza della Shoah.

È la tesi dei negazionisti e degli storici revisionisti che, già pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, cominciarono a sostenere che il genocidio degli ebrei altro non era se non un’invenzione a posteri pianificata a tavolino dai vincitori del secondo conflitto mondiale: Usa, Regno Unito, Urss, la Francia libera di De Gaulle, la Polonia del governo in esilio a Londra e i Paesi e i movimenti di resistenza loro alleati.

Ricordare è l’unica arma veramente efficace contro chi vuole ottusamente chiudere gli occhi di fronte all’oscena crudeltà operata dai nazisti. Per questo motivo, con la risoluzione 60/7 del 1° novembre 2005, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito il Giorno della Memoria, che ricorre ogni 27 gennaio.

Una data scelta non a caso: era il 27 gennaio 1945, infatti, quando per la prima volta l’orrore del genocidio nazista venne rivelato al mondo. Furono le truppe sovietiche della 60esima Armata del “1° Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev ad aprire i cancelli di Auschwitz (Oświęcim in polacco) e liberarne i superstiti: uomini e donne ridotti allo spettro di se stessi, testimoni di una tragedia che avrebbe presto svelato tutta la sua inumanità. E che non dovrebbe mai più essere nascosta e dimenticata. Che resti come monito per ricordare di cosa è capace l’uomo quando mette volutamente da parte la propria umanità.

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Aurora Circià



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