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Catania, tradotta dal tedesco dopo 110 anni la mappa delle città paleocristiane in Sicilia

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31 mar 2017 - 17:31

CATANIA –  Sarà presentato mercoledì 5 aprile a Catania al Monastero dei Benedettini, al Coro di notte alle ore 17,30, il volume “Le sepolture paleocristiane in Sicilia”. Esso rappresenta la prima traduzione dal tedesco dell’omonimo volume, pubblicato a Berlino nel 1907, che in quasi 400 pagine raccoglie gli studi realizzati in Sicilia da Joseph Führer, giovane e misterioso archeologo bavarese, scomparso prematuramente nel 1903 dopo aver mappato, sul finire dell’Ottocento, la geografia dei primi cimiteri cristiani nell’isola grazie a una borsa di studio e a successivi finanziamenti dell’Istituto Archeologico Germanico Imperiale.

Quella di Führer è un’antologia molto ricca di rigore scientifico, ma anche di creatività e di visione stupefatta del viaggiatore del Grand Tour e alle sue descrizioni della natura e di quel paesaggio siciliano che, da quasi duemila anni, custodisce fra ulivi selvatici, mandorleti, filari di vigne e il viola dei cardi selvatici le pietre delle “città dei morti” di Siracusa, Marsala, Termini Imerese, Palermo, Girgenti, Cassibile, Cava d’Ispica e di numerosi altri centri protocristiani dell’isola. 

Moderati da Mariarita Sgarlata, presidente del consiglio del Corso di laurea triennale in Beni Culturali ed ex assessore regionale ai Beni Culturali, autrice di un documentata introduzione al volume, interverranno Pietro Militello, presidente del consiglio del Corso di Laurea Magistrale in Archeologia, il reverendo Vittorio Rizzone, abate del monastero di San Martino delle Scale e i curatori del progetto editoriale: l’archeologo Santino Alessandro Cugno e l’antropologo Giuseppe Garro. Introducono Marina Paino, direttrice del Dipartimento di Scienze Umanistiche (Unict), e Dario Palermo, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici (Unict).

Ad arricchire la pubblicazione, ricostruendo il profilo umano e professionale di questo semisconosciuto studioso tedesco – il cui cognome, dalle inquietanti analogie con il dittatore nazista, deve aver influito non poco nella dispersione delle sue tracce nei decenni a seguire – è un affettuoso ed eloquente testo a firma di Paolo Orsi, l’illustre archeologo trentino cui si deve l’ordinamento dell’omonimo museo di Siracusa, da lui diretto ininterrottamente dal 1895 fino al 1934.

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Le aree siciliane oggetto di studio sono: Siracusa; Priolo, Canicattini, Palazzolo Acreide, Contrada Sant’Elia, Ferla, Melilli, Lentini, Molinello, Cassibile, Spaccaforno-Rosolini, Cava d’Ispica, Santa Croce Camerina, Licodia Eubea, Chiaramonte-Gulfi, Granieri, Cittadella, Naro, Girgenti, Termini Imerese, Palermo, Carini e  Lilybaeum-Marsala.

 

 

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Redazione NewSicilia



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