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Carlentini, presentato libro su padre Pino Puglisi

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10 giu 2015 - 17:40

CARLENTINI - “Padre Puglisi è la prima vittima di mafia ad essere proclamata martire della chiesa. È quindi una presa di posizione coraggiosa e storica, in cui per la prima volta la chiesa applica il principio che vangelo e mafia sono incompatibili. Nella storia di padre Pino Puglisi vengono rilevati gli elementi del martirio come per i primi cristiani durante l’Impero Romano, cioè persone che vengono uccise in odio alla loro fede per far tacere la loro voce di cristiani. È dunque un punto di partenza importante per la chiesa tutta, in modo che non ci siano più mezze misure nella condanna della criminalità organizzata”. Lo ha ribadito, venerdì sera, a Carlentini, nella chiesa Santa Tecla, durante la presentazione del suo libro “Pino Puglisi, il prete che fece tremare la mafia con un sorriso” edito da Rizzoli, il giornalista Francesco Deliziosi, capo redattore del Giornale di Sicilia, allievo e amico di padre Puglisi che dopo la sua uccisione si è dedicato a mantenerne viva la memoria.

L’iniziativa è stata promossa e organizzata dall’Ucsi di Siracusa e dalla parrocchia Santa Tecla in collaborazione con l’associazione “Radio Una Voce Vicina” e inserita nel programma degli eventi realizzati in occasione delle celebrazioni del venticinquesimo anniversario della fondazione della Parrocchia.

L’incontro, moderato da Salvatore Di Salvo, presidente provinciale dell’Ucsi di Siracusa, è stato aperto con i saluti del parroco della chiesa Santa Tecla don Luca Gallina, del presidente dell’associazione “Radio Una Voce Vicina” Michele Ruma e del consulente ecclesiastico Ucsi Sicilia don Paolo Buttiglieri che ha introdotto la presentazione del volume. Presenti tutti i rappresentanti delle associazioni di volontariato, culturali e sportive di Carlentini e Lentini e anche il vice sindaco del comune di Carlentini Angelo Ferraro e il sindaco di Lentini Alfio Mangiameli.

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Per noi giovani sacerdotiha detto nell’introduzione il parroco della chiesa Santa Tecla don Luca Gallinadon Pino Puglisi è un punto di riferimento e un testimone. È un maestro e ci dice che il vangelo e la legalità vanno insieme, che in questo modo si può costruire una società diversa, una società migliore”.

Successivamente è intervenuto l’autore, Francesco Deliziosi, fu allievo di Don Puglisi al liceo, e lo accompagnò in seguito nelle sue esperienze nel quartiere di Brancaccio. Ha fatto parte anche della Commissione diocesana per l’istruzione della causa di beatificazione di don Puglisi, e ha collaborato col postulatore, mons. Bertolone, fino al riconoscimento del martirio da parte della Chiesa.Grazie alla parrocchia Santa Tecla, all’Ucsi di Siracusa e alla Radio Una voce Vicina per l’invito e la sensibilità che ha nell’organizzare queste iniziative – ha esordito Deliziosi – e grazie anche a tutti i presenti e a chi ci ospita in questa accogliente chiesa. Io ho conosciuto Don Puglisi a scuola, perchè era mio insegnante di religione, veniva a ‘strappare’ dalla nostra apatia, dai nostri vizi, i ragazzi e ci invitava a riflettere di più e meglio. Era una persona ironica ed autoironica ed accettava le nostre ‘prese in giro’. A volte lo prendevamo in giro anche per le sue orecchie ed il suo aspetto e lui stava sempre allo scherzo, dicendo che servivano ad ascoltarci meglio, un uomo dalle tante battute. In tutta la sua vita – ha proseguito l’autore – ci furono tante battute che lui usava per sdrammatizzare. Sono diversi gli aneddoti raccontati nel libro, era una persona che non si tirava mai indietro per far fronte alle difficoltà“.

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Deliziosi poi si è soffermato sull’esperienza di don Puglisi nel quartiere di Brancaccio di Palermo dove approdò ad ottobre del 1990 diventando parroco; nel libro però, si parla della sua attività anche prima di arrivare in quella parrocchia, perché lui fu ordinato sacerdote negli anni ’60. Quando affrontò gli assassini prima di morire, gli sorrise e disse: “Me lo aspettavo”.

Deliziosi ha anche ricordato che, nel 1990, lui e la moglie frequentavano la parrocchia di Brancaccio e quindi erano a stretto contatto anche con don Puglisi; l’autore ha denominato l’opera “un libro in presa diretta”, che racconta tante cose vissute in prima persona. C’è una frase di padre Puglisi che ripetè più volte quando ancora non si era riusciti a far sorgere la scuola media nel quartiere di Brancaccio, che fu realizzata, paradossalmente, dopo il suo omicidio. Diceva don Puglisi: “A qualcuno fa comodo che l’ignoranza continui perché con l’ignoranza continua l’illegalità”.

Padre Puglisi parlava a tutti e non solo ai cattolici. Successivamente è scaturito un interessante dibattito con i presenti che hanno posto i loro interrogativi e le loro curiosità all’autore, esprimendo anche alcune riflessioni profonde su temi come la legalità e la lotta alla criminalità organizzata, ancora molto attuali. La causa di beatificazione ha dovuto affrontare vari problemi, come ha spiegato l’autore, perchè ci si chiedeva se è possibile pensare che possa essere un martire una persona uccisa da cristiani battezzati nella sua Chiesa e che tali si professavano. “In tal senso – ha affermato l’autore – un grazie particolare va a mons. Bertolone che ha lavorato molto per riuscire a superare questo problema. I mafiosi venendo battezzati all’atto dell’ingresso in Cosa Nostra, è come se entrassero a far parte di un altro mondo e di un’altra religione. I vescovi siciliani hanno messo su carta che mafia e vangelo sono incompatibili e Bertolone ha ipotizzato che Puglisi sia un martire perché i mafiosi non sono più dei cristiani. I mafiosi – ha concluso – come tutti gli appartenenti ad associazioni criminali non sono cristiani, giunti a questa conclusione, ecco spiegato don Puglisi martire“.

Quella di padre Puglisi, a ventidue anni dalla sua morte, è una testimonianza che ci dice, come è ben sottolineato nel libro di Deliziosi - ha detto il consulente ecclesiastico dell’Ucsi Sicilia don Paolo Buttiglieriche non c’è possibilità di legame tra mediocrità e santità. È una sfida per tutti, a prescindere dal mestiere, dalla professione, dall’impegno”. 

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Redazione NewSicilia



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