Sanità

Berretta (PD): “Anche a Catania il codice rosa nei Pronto soccorso”

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15 nov 2014 - 15:12

CATANIA - “Anche nei Pronto Soccorso della nostra città possiamo avviare il progetto Codice Rosa, che non comporta ingenti investimenti economici ma grande impegno in termini di coordinamento e lavoro di squadra per aiutare tutte le vittime di violenza: abbiamo lanciato la proposta ai vertici dell’ASP, ottenendo risposte che ci rassicurano e questo ci fa ben sperare per il futuro”.

Lo ha affermato il parlamentare nazionale del Partito Democratico Giuseppe Berretta, promotore dell’iniziativa su “Codice Rosa nei Pronto Soccorso: anche a Catania un progetto di accoglienza per contrastare la violenza” che ha visto la presenza di numerosi partecipanti tra esponenti del mondo delle associazioni antiviolenza e del mondo della sanità e, tra questi, in prima fila il direttore sanitario dell’ASP etnea Franco Luca e l’endocrinologo Riccardo Vigneri.

Un dibattito intenso coordinato da Tania Spitaleri, componente della direzione regionale PD e Consigliere comunale a Giarre, da cui sono emersi molti spunti e buone pratiche sulle azioni da intraprendere per tutelare le vittime di violenza, al quale hanno dato un importante contributo Vittoria Doretti (dirigente medico dell’ASL 9 di Grosseto e responsabile della Task Force Codice Rosa) e Fabrizia Giuliani, parlamentare nazionale del PD.

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Cos’è il Codice Rosa
Il Codice Rosa identifica un percorso di accesso al Pronto Soccorso riservato a tutte le vittime di violenze, senza distinzione di genere o età che, a causa della loro condizione di fragilità, più facilmente possono diventare vittime di violenza: donne, uomini, bambini, anziani, immigrati, omosessuali. Il Codice viene assegnato insieme al codice di gravità da personale addestrato a riconoscere segnali non sempre evidenti di una violenza subita anche se non dichiarata.

Quando viene assegnato un Codice Rosa, si attiva il gruppo operativo composto da personale sanitario (medici, infermieri, psicologi) e dalle forze dell’ordine, che dà cura e sostegno alla vittima, avvia le procedure di indagine per individuare l’autore della violenza e se necessario attiva le strutture territoriali. Al Codice è dedicata una stanza apposita all’interno Pronto Soccorso, la Stanza Rosa, dove vengono create le migliori condizioni per l’accoglienza delle vittime.

“Il Codice Rosa non è solo una stanza riservata e attrezzata con strumentazioni adeguate, ad esempio con un lettino ginecologico, ma è molto altro, è lavorare in squadra, contare su medici e infermieri di Pronto Soccorso addestrati a riconoscere anche il più piccolo segnale di violenza – ha spiegato Vittoria Doretti – Il nostro lavoro con la task force interistituzionale tra Asl di Grosseto e Procura, cui abbiamo dato vita nel 2010, si basa anche sul lavoro delle cosiddette sentinelle: la scuola innanzitutto, con maestre e insegnanti coinvolte nel riconoscere possibili segni di violenza, fino all’addestramento di estetiste o parrucchiere e al coinvolgimento dei medici di base”. “Insomma, il Codice Rosa è semplicissimo e non presuppone ingenti risorse economiche – ha concluso Doretti – Ci vuole grande lavoro di squadra, personale addestrato e buona volontà”.

“Il 23 per cento delle delle donne siciliane tra i 16 e i 70 ha subito una violenza fisica o sessuale e nel 50 per cento dei casi la violenza si è consumata in ambito domestico e familiare – ha spiegato Vincenzo D’Agate, coordinatore regionale dell’Aiilf, Associazione Italiana Infermieri Legali e Forensi– I Triage hanno grosse responsabilità in questo senso, perché il 64 per cento delle vittime di violenza che decidono di denunciare, lo fa direttamente al Pronto Soccorso: fondamentale è quindi l’accoglienza mirata, l’addestramento del personale e l’istituzione della task force sanitaria-giudiziaria”.

Sono seguiti gli interventi della psichiatra Gisella Summa, di Fabrizia Giuliani, esponente della Commissione Giustizia della Camera, principale animatrice del movimento Se Non Ora Quando.

A contribuire al dibattito anche il prof. Riccardo Vigneri, che ha citato i numeri dei Triage catanesi: 450 mila accessi annui in tutta la provincia, 250 mila nei soli nosocomi della città di Catania. “Con questi numeri – ha detto– non è facile raggiungere livelli organizzativi tali da permettere facilmente l’attuazione del Codice Rosa, ma sicuramente si può intervenire sulla formazione del personale: una legge regionale del 2012 prevede formazione specialistica per medici e infermieri del Pronto Soccorso, per tipologia di emergenza da trattare, ma purtroppo non viene rispettata”.

Aperture sono arrivate dal direttore sanitario dell’ASP, dott. Franco Luca:E’ importante che si parli di violenza e Codice Rosa, perché anche noi dovremmo ragionare di più in termini di squadra, abbandonando la logica del ‘non è di mia competenza’ quindi sono d’accordo sulla necessità di una svolta non solo culturale ma anche organizzativa nel nostro territorio”.

“Vogliamo far sì che le nostre proposte politiche diventino realtà concrete, anche a Catania” ha sottolineato quindi Tania Spitaleri, rilanciando la proposta avanzata da Berretta per la nostra città.

“Guardiamo con ammirazione alle esperienze positive che stanno dando buoni frutti in altre città, a partire da quella di Grosseto, per replicarle anche da noi – ha concluso Berretta – Abbiamo visto che non ci vogliono grosse risorse economiche, ma coordinamento tra ASL, personale sanitario e giudiziario, con il coinvolgimento delle associazioni già molto impegnate anche sul nostro territorio: allora andiamo avanti e facciamo sì che il Codice Rosa venga realizzato anche a Catania”.

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Redazione NewSicilia



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