Riflessione

Adolescenza 2.0

Nela & Boris at Lighthouse Point complex - Collingwood, Ontario (August 2nd, 2008)
23 dic 2015 - 06:52

CATANIA - Entra in maniera quasi anonima, saluta velocemente, è incappucciata fino al collo, si chiude in bagno accompagnata da due coetanee. Dopo qualche minuto esce dal bagno, non ha più nulla di anonimo, sfoggia un magnifico vestito che indossa con invidiabile portamento, lunghi e setosi capelli nero corvino e tacchi a spillo… si butta nella mischia sorridendo e con una certa sicurezza che non esita a mostrare.

Un normalissimo venerdì sera, festa di compleanno di una ragazza che compie 16 anni…

16 anni, cosa vuol dire oggi avere 16 anni?

Ci avviciniamo a un ragazzo, gli chiediamo con tono scherzoso se è un teenager, ci risponde sorridendo e con tangibile delicatezza: “In realtà non sono più un -teen, ho già 20 anni, ma… alla fine non cambia molto”. Ci parla di sé e dei suoi sogni, studia all’Università Scienze Motorie e lavora insieme al padre in un negozio. È un appassionato di tecnologia e informatica. Stando a lui, tutto ciò che si sente sugli adolescenti di oggi – confusi, apatici, senza valori, senza sogni – è solo una grande bugia. Al contrario ci sembra molto consapevole, lucido, determinato. “Viviamo in un periodo troppo difficile, so benissimo che per raggiungere buoni risultati sia nello studio sia nel lavoro dovrò faticare moltissimo e lavorare sodo come fanno ancora i miei genitori e hanno fatto i miei nonni”.

Intanto i ragazzi e le ragazze ballano, i tacchi altissimi vengono sostituiti da comode scarpe da tennis, non si rinuncia al divertimento, anche se questo significa mettere da parte per un po’ l’eleganza e l’essere alla moda.

“Non verranno servite bevande alcoliche stasera, siamo molto attenti sotto questo punto di vista, neppure nella torta c’è alcool, tanti ragazzi torneranno a casa soli con i loro motorini e le loro mini car, non sarebbe né legale né prudente, nell’esame del palloncino basta una piccola quantità di alcool per essere valutati brilli” ci dice la giovanissima madre della festeggiata.

Sono tutti sorridenti e integrati, qualcuno proviene dall’altra parte del mondo ed è in Sicilia grazie ai progetti INTERCULTURA. Cantano in coro, fanno il trenino, scherzano tra loro. Si respira un ambiente sano, sono tutti affettuosi tra loro, si abbracciano, si portano cibo e bevande a vicenda, si prendono affettuosamente in giro… qualcuno si scambia sguardi inequivocabili… sembra innamorato!

Adesso ci avviciniamo alla festeggiata, che ci appare felice e bella più che mai, dona un po’ di sé a tutti i suoi amici, non trascurando la sua famiglia e i parenti presenti. Le chiediamo di parlarci di lei, dei suoi sogni: “Essere adolescenti non è così facile come sembra, noi giovani siamo sempre posti davanti a problemi che per gli adulti possono sembrare banali ed insignificanti, ma per noi corrispondono ad un qualcosa che ci provoca angoscia, tristezza e malumore.
Mi hanno sempre chiesto cosa volessi fare da grande permettendomi di far sbizzarrire la mia fantasia, ma più divento grande e più capisco che il Paese dove vivo non permette di realizzare qualunque risposta io avessi dato, anzi, ne limita la maggior parte. I nostri politici sono dei buoni a nulla il cui obiettivo è arricchirsi senza preoccuparsi delle persone che hanno riposto fiducia in loro. Proprio per questo motivo ho sempre sognato di andare via di qua, di andare a vivere in un posto dove io possa sfruttare le mie conoscenze linguistiche dopo anni di dedizione e studio e dove possa avere un futuro ricco di grandi cose. La società in cui vivo non mi piace… Cosa posso pensare vedendo la delinquenza in ogni sua parte ogni giorno, vedendo persone che hanno dedicato anni a studiare e che devono vedersi sbattere le porte in faccia perché raccomandati incapaci vengono prima di loro, vedendo politici ricchi dormire in aula e persone che cercano lavoro disperate perché non possono dare da mangiare ai figli? Qualche mese fa, durante uno stage all’estero, mi è capitato di incontrare delle persone del luogo che, nel momento in cui hanno capito che io ero siciliana, non hanno esitato a dire – Sicily? Mafia ahahahahah - come si dovrebbe sentire una ragazzina di 16 anni davanti a queste affermazioni?”.

Con un po’ di amarezza ascoltiamo le sue parole, forse avremmo potuto consegnare a questi ragazzi un mondo migliore, ma siamo certi e fiduciosi che loro se lo sapranno costruire da soli.

Giusi Lo Bianco



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