Musica

“Il Volo” a Catania tra autografi, gridolini e… discriminazioni

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3 mar 2015 - 19:50

CATANIA - È il gruppo del momento. Dopo il trionfo al festival di Sanremo con il brano “Grande Amore”, “Il Volo” ha avuto un successo straordinario. La loro musica pop-lirica li ha contraddistinti rispetto a tutti gli altri cantanti. Delle facce innocenti, giovani, talentuosi. E, ieri, in Sicilia, delle visite importanti, tra cui anche a Catania. Il gruppo ha fatto tappa anche al centro commerciale “Le Zagare”, dove una folta folla di fans li ha accolti tra urla e pianti di gioia

Tuttavia, come segnalato da un nostro lettore, qualcosa non è andato per il verso giusto ed ha lasciato delusi alcuni speciali ammiratori. Questa la lettera inviata alla nostra redazione che pubblichiamo integralmente.

Spettabile redazione giornalistica, vorrei sottoporre all’attenzione dei lettori ciò che è accaduto ieri pomeriggio durante il tanto atteso incontro con “il Volo” al parco commerciale le Zagare. Sono un genitore di un ragazzo diversamente abile con problemi psicomotori e purtroppo non è la prima volta che mi trovo ad affrontare situazioni di inefficienza o di cattiva organizzazione di eventi di così grande risonanza. Sono arrivato sul posto alle 17,00 circa e mi è stato riferito da membri della Misericordia che era prevista un’apposita fila per i diversamente abili. A fatica tra la folla abbiamo raggiunto le transenne e ad attendere c’erano altri accompagnatori con i rispettivi disabili. Gli addetti alla sicurezza ci hanno riferito che dovevamo rimanere dietro le transenne in attesa che arrivassero delle sedie per permettere ai nostri ragazzi di sedersi in prima fila e poter avere diritto all’autografo. Abbiamo aspettato più di mezz’ora ma queste sedie non sono mai arrivate a destinazione. All’arrivo dei cantanti il centro commerciale è esploso di urla e fragorosi applausi ma accanto ad essi, inascoltate, c’erano anche le nostre grida di protesta rivolte contro le forze dell’ordine giunte per aiutare il personale della sicurezza a gestire l’enorme confusione. Continue sollecitazioni e critiche di inefficienza hanno permesso l’ingresso di alcuni dei ragazzi con evidenti disabilità ma la scena non è stata quella che ci si sarebbe aspettata. Alcuni invalidi, privi degli accompagnatori rimasti oltre le transenne ad attendere, si sono intrattenuti con i loro idoli più del dovuto. La loro ingenuità non gli ha permesso di comprendere i meccanismi frenetici che ruotano intorno a molti di questi eventi in cui l’utile è al primo posto e i fans sono ridotti a meri ingranaggi di una catena di montaggio che funziona a ritmi sostenuti e non ammette blocchi. E purtroppo gli invalidi hanno causato proprio una momentanea interruzione dell’evento che non è stata loro perdonata. Un componente del trio, visibilmente spazientito, ha chiamato la sicurezza con veemenza per chiedere l’immediato allontanamento dei disabili. Di corsa, come se fosse accaduto qualcosa di grave (tanto che alcuni dei presenti hanno pensato che qualcuno si fosse sentito male), la sicurezza è intervenuta per spostare “i disturbatori”.  Mio figlio era l’ultimo di questa fila ed è stato liquidato con un frettoloso autografo. La tanto attesa stretta di mano, un semplice sorriso o un dolce sguardo gli sono stati bruscamente negati e il suo entusiasmo si è trasformato in tristezza e delusione. Con un cd tra le mani e una sterile firma, a capo chino ha abbandonato quel fragoroso palco mentre qualcuno alle sue spalle gridava «fermate tutti, al momento non fate entrare più neanche i disabili». Guardare questi ragazzi trattati come materiale di scarto provoca ripugnanza e porta a riflettere. I meno fortunati si nutrono di sogni, di attese, di fugaci momenti di felicità che spesso sono completamente affidati ai loro idoli, a quei più o meno giovani che pieni di vita e di energia calcano i palchi più importanti del mondo e riempiono della loro gioia ogni canale radiotelevisivo diventando modelli da imitare o, nel caso specifico, dei personaggi attraverso cui poter vivere sogni infranti. Ho visto giovani fans che baciavano i componenti del trio, che stringevano le loro mani, che esultavano per le attenzioni ricevute e non nascondo che in quel momento ho sofferto molto per mio figlio. Ho sempre stimato questi ragazzi del “Volo”, sono molto giovani e in gamba ma forse vengono sovraccaricati di impegni e costretti a far parte di un sistema troppo veloce che spesso non permette di guardare in faccia queste realtà marginali. Credo in ogni caso che qualcuno gli dovrà pur spiegare che oggi sono diventati un simbolo per molti giovani della loro età, che i loro gesti vengono emulati e sacralizzati e che parole piene di umiltà e sensibilità se non accompagnate dai fatti rimangono prive di alcun fondamento. Ritengo inoltre che un’organizzazione più razionale di eventi simili potrebbe evitare questi spiacevoli inconvenienti e permettere a tutti, indistintamente, di gioire di questi incontri. Vi ringrazio per l’attenzione e Vi porgo i miei distinti saluti“.

Certo, la delusione di un ragazzo diversamente abile per non essere stato calcolato dai suoi idoli non è roba da prima pagina. Ma è comunque qualcosa su cui riflettere. Si sa, il successo acceca, la confusione disorienta, ma un disabile non è la folla, è un essere sfortunato che comunque ha gli stessi diritti degli altri, di quelli più fortunati di lui. “Il Volo” e la sicurezza non hanno dato una bella immagine di sè, ma sono giovani e il tempo gli insegnerà metodi e comportamenti più corretti.

E ora tutti un bell’applauso. E se qualcuno ha da ridire lo faccia, Siamo pronti ad accogliere qualunque tipo di replica…

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Redazione NewSicilia



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