Intervista

“Io vittima di violenze e soprusi ho denunciato mio marito e riconquistato la libertà e mio figlio”. LA STORIA

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fonte http://www.dirittodicritica.com/
22 ott 2015 - 05:57

CATANIA – L’odore della pomata lenitiva l’ha respirato per mesi. Come per lunghe settimane ha messo trucco pesante per coprire i lividi. Ha tenuto per anni lo sguardo basso, rinunziando ad una vita sociale e colpevolizzandosi giorno dopo giorno perché, come le ripeteva ossessivamente il marito mentre la picchiava era lei “sbagliata”.

Questa è la storia che Claudia – utilizziamo un nome di fantasia – racconta a NewSicilia.it. Adesso l’odore della pomata non lo sente più e ha lasciato alle spalle un passato di violenze, soprusi, minacce e paura.

IL MATRIMONIO. Claudia è una delle tante donne odiate da uomini che dicono, invece, di amarle. Si è sposata sette anni fa e viveva con il marito in una città in provincia di Catania.

Inizialmente sembrava che andasse tutto bene ma da uno schiaffo, gesto ingenuamente sottovalutato, è partita la discesa agli inferi cui l’ha costretta il marito.

“Negli ultimi quattro anni le violenze sono state sempre più crescenti - spiega Claudia - . Tutto è iniziato con uno schiaffo ed io l’ho giustificato: lui poteva essere “solo” nervoso”.

Il marito, aveva perso il lavoro e Claudia passava spesso sopra certi violenti scatti d’ira anche se gli episodi accadevano con sempre maggiore frequenza.

“Aveva una visione molto rigida delle cose – aggiunge – e gli episodi sono diventati sempre più violenti con pedate, sedie lanciate addosso, pugni. Poi cercava di giustificarsi ed io sentivo dentro di me crescere – è pazzesco dirlo! – oltre il dolore la colpa perché io – a suo dire – non lo comprendevo. Era riuscito a convincermi che ero io stessa la causa della sua violenza su di me… Aveva questa capacità”.

IL BAMBINO. La nascita del figlio di Claudia, quasi quattro anni fa, non appiana la situazione. Anzi la peggiora: per l’uomo diventare padre appare come un macigno.

“Io ero stata identificata come il male assoluto - racconta ancora la donna - e ha cercato sempre più di isolarmi. Ho perso il lavoro a causa sua e dovevo restare quasi segregata in casa. Mi picchiava davanti al bambino e a volte facevo fatica a nascondere i lividi”.

Claudia, in un crescendo di violenza e percosse, per mesi a causa dello stato di prostrazione fisica e morale per le violenze subite, ha sofferto d’insonnia ma non ha mai raccontato nulla alla famiglia e non ha pensato di denunciare o chiedere aiuto.

LA SVOLTA. A maggio l’ennesimo pestaggio per motivi futili da parte del marito. Claudia viene addirittura messa fuori casa.

“Ho dovuto dormire dai miei genitori perché lui non mi voleva in casa. Non potevo avvicinarmi a mio figlio - aggiunge – e sono andata con i miei fratelli a parlargli ma lui li ha minacciati brandendo anche un coltello da cucina e mandandoli via”.

Dopo aver chiamato le forze dell’ordine e un chiarimento Claudia lo convince a farla rientrare, almeno durante il giorno, a casa per accudire il bambino ma la notte era costretta a dormire a casa dei genitori.

La tregua dura poco: il marito la torna a picchiare con violenza e crudeltà anche in presenza del bimbo.

LA FUGA. Però, a fine agosto, il marito ritorna a Siracusa, sua città natale, portando con sé il bambino contro la volontà del piccolo e della moglie. Allora Claudia fa un altro grande passo: decide di contattare un avvocato e sporgere denuncia per violenza domestica e sottrazione di minore.

Sostenuta e difesa da Ivan Caradonna, un avvocato che da tempo si occupa di casi di violenza fra le mura domestiche, i carabinieri trasmettono un corposo esposto alla procura minorile e a quella ordinaria e si attiva la macchina della giustizia.

A questo punto del racconto il volto di Claudia si distende: “Fortunatamente ho trovato delle persone di grande professionalità e tatto umano che mi hanno aiutato. Ringrazio il sostituto procuratore della Repubblica il dottor Camerano, i carabinieri e la polizia di stato che lo hanno coadiuvato. Grazie al loro impegno ed alla loro determinazione sono uscita da un incubo”.

L’EPILOGO. Claudia è, infine, riuscita ad ottenere proprio pochi giorni fa dal Tribunale civile l’affidamento esclusivo del bambino con l’inibizione di contatti con il padre come disposto dal giudice.

È stata, dunque, inserita nel programma di protezione per gli abusi familiari; il marito si trova attualmente agli arresti domiciliari in casa dei suoi familiari d’origine.

IL CONSIGLIO. “È difficile da far capire - aggiunge Claudia - ma quando ti trovi in una situazione del genere ti senti responsabile anche se non hai nessuna colpa. Sono felice perché ho trovato delle persone che mi hanno creduto, aiutata e supportata come il centro antiviolenza Thamaia dove mi sono subito recata su consiglio del mio avvocato”.

“A tutte le donne - evidenzia - voglio dire di non esitare a denunciare i mariti, i compagni, i familiari che usano loro violenza e a fidarsi della giustizia, della legge”.

Poi conclude: “Al centro Thamaia ho visto un manifesto dove c’era scritto: “Prendi tuo figlio e scappa!” Ecco questo è il consiglio che vorrei dare a tutte le donne nella mia situazione”.

Adesso Claudia potrà ricostruire una vita lontana dall’odore delle pomate lenitive e dal trucco pesante per nascondere i lividi. Mostrerà con fierezza il volto di una donna che per amore di sé stessa e del proprio piccolo ha vinto per sempre la paura.

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Andrea Sessa



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Un pensiero su ““Io vittima di violenze e soprusi ho denunciato mio marito…

  1. adriana

    complimenti al centro Thamaia che opera attivamente a Catania con professionalità, competenze e umanità- Il Centro La Nereide di Siracusa,presidente Adriana Prazio, collabora attivamente con il Centro Thamaia, presidente l’Avv. Loredana Piazza e facciamo parte insieme, nella Rete dei centri antiviolenza Siciliani, promotori il Coordinamente Centri Siciliani associati a D.I.RE. Auguri a Claudia- Adriana Prazio 349 7586157-Siracusa

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