Analisi

Violenza alle donne. “In Sicilia c’è ancora tanto da fare”

christine-e-uwe
23 ott 2015 - 06:09

SIRACUSA - “La nostra attività si scontra spesso con la difficoltà di trovare strumenti e risorse per sostenere le donne che desiderano uscire dalla drammatica condizione del maltrattamento domestico”.

Sono parole allarmanti quelle di Adriana Prazio, presidente del centro antiviolenza “La Nereide” di Siracusa che, insieme con la Onlus “Thamaia” di Catania, fa parte della rete dei centri antiviolenza siciliani.

“Sono diversi anni che chiediamo agli enti preposti, alle istituzioni, ai servizi sociali - incalza la presidente Prazio - di togliere a queste problematiche il bavaglio del disinteresse e che finalmente adottino irrinunciabili, e non più procrastinabili, strategie di intervento”.

Aiutare le donne: è questa la missione di chi, giorno dopo giorno, scende in campo per medicare le ferite visibili ma, soprattutto, quelle che l’occhio nudo non può scorgere, riportate dalle tantissime donne che vivono il dramma della violenza domestica.

Per fornire supporto, però, servono centri di accoglienza dove le donne possano rifugiarsi nel caso in cui il rientro sotto le mura domestiche sia sconsigliabile e la presidente Prazio dichiara che “la Regione non dispone di fondi e solo grazie all’emanazione della legge 3 del 3 gennaio 2012, le associazioni che presentano i requisiti di idoneità, possono partecipare a bandi per ottenere i finanziamenti necessari da reinvestire nelle attività di sensibilizzazione”.

La trama di ogni storia di violenza sembra trarre spunto dal medesimo copione. La “vittima-tipo” ha, infatti, un’età variabile compresa tra 31 e 40 anni, ma lo scenario della violenza, invece, è sempre lo stesso: le mura domestiche

Parliamo di donne che manifestano il coraggio di denunciare il partner violentatore – dichiara la presidente Adriana Prazio - che vogliono mettere a tacere le proposte oscene del padre o del fratello o vogliose di sottrarsi alle molestie sessuali subite dal datore di lavoro. Il motivo che spinge questo tipo d’uomo ad essere violento non è quasi mai legato a patologie derivanti dall’uso di sostanze stupefacenti o di alcool, né da malattie nervose: l’origine della violenza dipende, il più delle volte, da motivi caratteriali“.

Quella in questione sembra essere una piaga destinata a non scomparire, ma ciò che invece non deve spegnersi è lo sguardo sereno di queste donne.

“L’aiuto richiesto è, nel 42% dei casi, di tipo legale, ma - continua la presidente di “La Nereide” – si tratta soprattutto di utenti che hanno bisogno di parlare e quindi aumenta la richiesta di consulenza psicologica (21%), di sostegno socio economico (12%), di sostegno specifico ai figli (10%)”.

Il dato più comune a tutte le storie e anche a quella di Claudia, la ragazza uscita dal tunnel della violenza e dell’isolamento, di cui ci siamo occupati ieri, è che spesso queste donne, inconsapevoli, attendono anche parecchi anni prima di denunciare nella speranza che la violenza sia solo un fisiologico sfogo temporaneo e giustificabile.

La redazione di NewSicilia segnala che il numero nazionale, in grado di fornire le giuste direttive per le donne residenti in tutti i comuni italiani, è il 1522. A Siracusa, inoltre, esiste uno sportello al pronto soccorso dell’ospedale Umberto I dove, in caso di subita violenza, è stato istituito il codice rosa, per offrire una corsia preferenziale alle donne in difficoltà.

La possibilità di una vita libera, priva di sensi di colpa, è realizzabile. Di “Claudia” possono essercene ancora.

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Vittoria Marletta



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