L'intervista

Vigili urbani quotidianamente minacciati. Puliafito: “Abbiamo le mani legate, dovremmo avere più potere”

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12 nov 2016 - 12:25

CATANIA - Per “quartiere difficile” si intende un posto dove non vige l’educazione, il rispetto delle regole o la giustizia, ma la legge del più forte… la tracotanza e spesso, troppo spesso, la violenza dilagante. Catania è una città bellissima, piena di qualità e di posti meravigliosi da visitare, ma è anche un agglomerato di quartieri, che in molti casi, appunto, sono “difficili”… molto difficili.

C’è chi dice “Se cresci trascorrendo il tuo tempo in determinate strade, sei in grado di vivere un po’ ovunque: sei stato temprato ad affrontare qualsiasi tipo di situazione”. Dovrebbe essere così anche per i vigili urbani che quotidianamente scendono in strada a lavorare per far rispettare le regole, ma c’è anche chi, nonostante i tanti anni di servizio, proprio non si abitua: stanco delle continue minacce e dei soprusi, lancia un segnale d’allarme. 

A tal proposito, abbiamo intervistato Maurizio Puliafito, vigile urbano da oltre 20 anni, che ci ha spiegato la difficile condizione che vive quotidianamente:

“L’altro giorno eravamo a San Giovanni Galermo, davanti all’Etna Bar, e abbiamo fermato un signore a bordo di un’auto. Al momento dei controlli di routine, ci siamo resi conto che la persona non disponeva dei documenti d’identità, ma neanche dell’assicurazione sul mezzo – spiega Puliafito -. Tra vari insulti e minacce, abbiamo fatto intervenite un amico del fermato per certificare la sua identità e alla fine abbiamo sequestrato l’auto, mentre il presunto proprietario continuava a minacciare e a scaldarsi sempre più - racconta -. Alla fine abbiamo realizzato che la macchina era intestata alla moglie dell’uomo, che ha un nome molto conosciuto nel territorio… e quando abbiamo consegnato il provvedimento, ci è stato chiesto, con occhi determinati, se i nostri nomi comparissero sul foglio. Volevano chiaramente farci capire che ci avrebbero cercati a posteriori, per delle eventuali ripercussioni”.

Questo è solo uno, e in realtà il meno grave, degli episodi di minacce sia fisiche sia verbali che Puliafito ha subito nella sua lunga carriera, lui che negli anni ha dovuto affrontare situazioni davvero pericolose:

“Anni fa c’è stato un terribile incidente in via della Concordia - racconta -. A terra c’era un corpo e le persone vicine hanno iniziato a dare in escandescenze. Quando sono arrivati i soccorsi, a bordo dell’autoambulanza, sono stati aggrediti selvaggiamente dai parenti che hanno quasi completamente smantellato il mezzo - conclude -. Tutto questo è successo perché i parenti della vittima sostenevano che il 118 fosse arrivato troppo in ritardo, ma l’autista guida… non può volare e noi vigili urbani siamo riusciti a malapena a ripristinare l’ordine e a sedare i tafferugli”.

Una condizione che si perpetra nel tempo e che sembra quasi dall’impossibile soluzione:

“Noi vigili urbani lavoriamo per strada e ci sentiamo quotidianamente impotenti. Il problema risiede unicamente nella nostra autorità limitata: se arriva un tizio e mi da un pugno io posso assumermi la responsabilità di reagire, ma dopo saranno solo cavoli miei in termini di difesa dell’incolumità sia fisica sia giuridica. Non siamo tutelati, anzi si cerca sempre di attribuirci la colpa riguardo a qualsiasi cosa sia successa. Sono convinto che, durante le ore di servizio, dovremmo essere autorizzati a utilizzare il manganello, ma soprattutto la pistola nelle situazioni di vera emergenza”. 

È assertivo, Maurizio Puliafito, che dopo la tragedia avvenuta il 28 ottobre scorso, quando il 16enne Ruscica ha perso la vita in un incidente lungo via Duca D’Aosta, tenta di ricostruire quanto è accaduto quella sera:

“Non ho seguito personalmente la vicenda, ma quanto mi hanno raccontato i miei colleghi è davvero agghiacciante – spiega -. Gli attimi dell’incidente sono stati terribili, il giovane era ancora esanime a terra e le persone lì in strada hanno fatto di tutto: lo scooter è stato fatto sparire in pochissimi secondi, mentre la macchina della donna è stata spostata proprio per occultare le tracce – aggiunge-. I colleghi che sono intervenuti sul posto hanno potuto fare ben poco: in quegli attimi di confusione l’aria era bollente e c’era l’anarchia generale hanno rischiato davvero grosso”.

Impotenza, disillusione e amarezza è questo il mix di sensazioni quotidianamente vissute da Puliafito. Dichiarazioni che aprono il varco al dibattito, dotato di un unico filo rosso: chi esercita il proprio lavoro onestamente e correttamente deve essere tutelato.

Redazione NewSicilia



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