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Vertenza Cocuzza – Sigonella, chiesto intervento del Governo

cocuzza sigonella
22 lug 2016 - 19:02

CATANIA - Quanti di voi ricordano Carmelo Cocuzza?

Proprio lui, il vetrinista catanese ex dipendente di Sigonella che venne, ingiustamente, possiamo dirlo considerata la sentenza, esecutiva già dal 2014, licenziato e che aspetta ancora reintegro e rimborso.

Stamattina la Cgil e la Filcams Cgil di Catania, e lo stesso Cocuzza, hanno incontrato i  giornalisti nel Salone Russo di via Crociferi. Oltre a Cocuzza e al suo avvocato Concetta La Delfa, erano presenti il segretario generale  della Cgil, Giacomo Rota, la segretaria generale della Filcams Cgil, Margherita Patti e il segretario provinciale Filcams Peppe Grillo.

L’ex lavoratore di Sigonella chiede l’intervento dei ministri di Giustizia ed Esteri in attesa dell’ordinanza del Tribunale del lavoro. 

Lo scorso 9 luglio, l’ufficiale giudiziario di Catania ha eseguito il pignoramento del supermercato “Commissary Store” di proprietà del governo Usa nella base militare di Sigonella. Il suo contenuto, escluso frutta e carne, stimato in 1,1 milioni di dollari, sarà venduto per pagare il debito dell’amministrazione con Cocuzza che ha vinto la causa per ingiusto licenziamento col governo statunitense. La sentenza, esecutiva dal 2014, prevede un risarcimento danni di 600mila dollari per Cocuzza e il reintegro nel posto di lavoro. Il suo avvocato Concetta La Delfa annuncia anche che se Cocuzza non sarà riassunto, scatterà la violazione di un provvedimento di un giudice e una denuncia contro il responsabile in sede penale. 

Il pignoramento è stato eseguito alla presenza anche dei carabinieri della base e del vice comandante del 41esimo Stormo antisommossa dell’aeronautica militare italiana, responsabile di Sigonella.  Ed è anche contro di loro che il Governo USA starebbe conducendo la sua battaglia. 

Dopo aver vissuto 14 anni fra giudici e tribunali sono stato costretto ad intraprendere la via dei pignoramenti – commenta Cocuzza -. Mi sono trovato a sbattere contro il muro di gomma costruito dall’amministrazione USA nei 2 anni successivi alla sentenza passata in giudicato. Nonostante tutto, nel mese di marzo speravo ancora che la questione si potesse risolvere a breve; per ben tre volte abbiamo sospeso le azioni di forza. Ora è sin troppo chiaro che non si trattava di vere proposte di accordo, ma strategie per prendere tempo e poi notificarmi il procedimento che adesso è in corso. Gli USA considerano le mie azioni scorrette e illegali ma ho agito sempre nel pieno rispetto della legge“. 

È ormai chiaro che l’azione degli USA è stata avviata proprio lo scorso marzo, durante la fase di trattativa. In quelle settimane Cocuzza decise più volte di sospendere le azioni di pignoramento, per agevolare le trattative che oggi appaiono piuttosto fantomatiche.

Mi sento veramente indignato per questo comportamento dell’amministrazione USA, che oggi subisco nel disprezzo delle nostre leggi, del nostro sistema giudiziario e della nostra dignità - continua Cocuzza -. Proprio per la delicatezza e l’importanza per la quale si è protratta questa vicenda, chiedo espressamente l’intervento urgente dei Ministri della Giustizia e degli Esteri, Orlando e Gentiloni che sono già stati informati della vicenda“.

Si sono espressi anche Giacomo Rota e Margehrita Patti, che continuano: “Durante la trattativa, oggi rivelatasi solo di facciata, tra l’amministrazione USA e il lavoratore Cocuzza, abbiamo sempre detto che in una democrazia le sentenze vanno applicate. E che in tutta questa vicenda è in gioco il rispetto della giustizia italiana che ha deciso che un lavoratore nostro connazionale venga risarcito e anche reintegrato nel posto di lavoro. Oggi Cocuzza è un cinquantenne che deve ancora fare i conti con incertezze di vita, spiacevoli ritardi e pressioni continue, non ultima questa legata alla sentenza che, ne siamo certi, guarderà alla verità dei fatti“. 

Siamo e rimarremo vicini a Cocuzza - continuano i due segretari – che ha la sola colpa di essere un lavoratore dalla parte del giusto, e resisteremo al suo fianco sino alla conclusione di questa incredibile storia“.

Omar Qasem



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