Caso Loris

Veronica Panarello confessa: “Ho buttato io il corpo nel canalone”

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17 nov 2015 - 19:18

SANTA CROCE CAMERINA - Nel pomeriggio Veronica Panarello, insieme al proprio legale, Francesco Villardita, è stata accompagnata dagli inquirenti nel luogo dove avrebbe gettato lo zainetto del figlio Loris

La donna, infatti, alcune ore fa, è andata al canalone del vecchio mulino (luogo in cui il cacciatore Orazio Fidone ha ritrovato alle 16.50 il corpo del piccolo Loris) e successivamente nella sua abitazione a Santa Croce Camerina dove il piccolo sarebbe stato ucciso con delle fascette da elettricista.

Il colpo di scena arriva intorno alle 18,30 quando, secondo fondi attendibili, la donna avrebbe confessato che il figlio sarebbe morto mentre giocava con le fascette elettriche che lo hanno strangolato. Per la madre sarebbe stato un “incidente” avvenuto dopo che lei era tornata a casa, dopo avere accompagnato a scuola il figlio più piccolo. Dopo avere fatto di tutto per salvare Loris, strangolatosi con una fascetta a casa, presa dal panico ha preso il corpo del bambino e lo avrebbe adagiato nel canalone di Mulino Vecchio gettando lo zainetto del bambino sulla strada verso Donnafugata: questa sarebbe la ricostruzione di Veronica Panarello fornita a investigatori e magistrati di Ragusa.

L’accusata ha inoltre ribadito di “non avere ucciso Loris” e di avere agito da sola.

La ricerca dello zainetto resta una delle cose più importanti: infatti, all’interno, potrebbe esserci l’arma del delitto cioè le fascette che lo avrebbero ucciso.

Secondo fonti attendibili, le indicazioni della Panarello non avrebbero consentito agli inquirenti di ritrovare, fino ad ora, lo zainetto di Loris.

Questo è l’ennesimo colpo di scena, a due giorni dall’udienza preliminare davanti al Gup del Tribunale di Ragusa

Soltanto qualche giorno fa, la donna, accusata di aver ucciso il figlio e di aver occultato il cadavere, avrebbe rilasciato una nuova versione dei fatti dinanzi al Pm Marco Rota e agli investigatori dichiarando di non aver accompagnato il figlio a scuola il giorno del delitto.

Tra l’altro, proprio oggi, la Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza con cui era stata respinta l’istanza di scarcerazione avanzata nel mese di maggio da parte della difesa della Panarello. Secondo i giudici della Suprema Corte, infatti, la custodia in carcere dell’accusata deve essere mantenuta perchè si basa “su una coerente analisi critica degli elementi indizianti e sulla loro coordinazione in un organico quadro che appare dotata di adeguata plausibilità logica e giuridica nell’attribuzione a detti elementi del requisito della gravità nel senso della conducenza con elevato grado di probabilità della responsabilità dell’indagata per l’omicidio”.

Secondo i giudici della Prima sezione penale della Suprema Corte, i magistrati del riesame di Catania, con ordinanza del 3 gennaio 2015, hanno correttamente convalidato la misura cautelare per i “gravi indizi di colpevolezza” a carico della Panarello.

Caso loris

Tra gli elementi a carico della madre di Loris ci sono “gli spostamenti dell’indagata accertati tramite le videoriprese delle telecamere pubbliche e private”, “il mancato arrivo a scuola del bambino mentre l’indagata ha continuato ad affermare di avere accompagnato a scuola Loris”,”la localizzazione della Panarello tra le ore 9,25 e le ore 9,36 di quella mattina in zona prossima a quella in cui è stato trovato il cadavere, successivamente giustificata con il percorso fatto per buttare l’immondizia, benché fosse in direzione opposta a quella per Donnafugata, luogo dove la donna si doveva recare”. 

E ancora: “Il ritrovamento a casa dell’indagata di fascette di plastica del tipo di quella utilizzata per strangolare il bambino che la donna aveva giustificato sostenendo che il figlio le aveva portate in classe perché servivano per fare esperimenti, circostanza smentita dalle insegnanti”. E poi, – prosegue il verdetto della Cassazione – “le menzogne dell’indagata nella ricostruzione dei suoi spostamenti”, e “il fatto di non aver contattato il marito una volta resasi conto della scomparsa del figlio”.

Intanto, si attende l’udienza preliminare fissata per il 19 novembre e poi rinviata al giorno successivo per questioni di natura tecnica: proprio in quell’occasione dovrebbe terminare il “silenzio stampa” dell’avvocato Villardita che in questi giorni non ha ancora chiarito quale sia la nuova posizione ufficiale della sua assistita.

Rossana Nicolosi



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