Lutto

Una lunga lotta per la vita termina dopo 7 anni di coma: muore l’architetto Marletta

Nella foto Giuseppe Marletta con la moglie Irene (fonte: Giornalettismo.it)
Nella foto Giuseppe Marletta con la moglie Irene (fonte: Giornalettismo.it)
29 mar 2017 - 18:59

CATANIA - Sette anni di sofferenza e di dolore non sono bastati ad evitare la morte dell’architetto 49enne Giuseppe Marletta, deceduto stamani a Catania.

Dal primo giugno di sette anni fa infatti l’architetto Marletta era in coma vegetativo, portato nel lontano 2010 all’ospedale Garibaldi-Nesima, dove fu sottoposto ad un’anestesia generale per rimuovere dei punti di sutura in metallo applicati alla mascella dopo l’asportazione del frammento di una radice dentale.

A darne la notizia è stata l’avvocato Desirée Sampognaro, sorella della moglie di Giuseppe (Irene), tramite un post pubblicato sul proprio profilo Facebook. Ecco il messaggio integrale: “Purtroppo stamattina mio cognato Giuseppe se n’è andato dopo quasi 7 anni di agonia e per quanto si possa avere la certezza che quantomeno adesso si trovi in un mondo migliore, privo di sofferenza, è comunque molto doloroso”.

Una lotta portata avanti per tantissimo tempo dalla moglie Irene Sampognaro, che ha combattuto senza mai mollare nel tentativo di poter riavere suo marito. Una storia travagliata, quella dell’architetto Marletta, che dopo sessanta giorni di rianimazioni post-intervento venne ricoverato per un totale di sei mesi a Cefalù, all’ospedale Giglio. Poi un nuovo trasferimento a Catania in un centro cure. Quando tutto sembrava perduto, a far brillare gli occhi di Irene fu uno scienziato russo, Vitaly Vassilew, specializzato in cure di pazienti in stato vegetativo. Nonostante i costi tutti a carico della famiglia, Irene ha fatto il possibile ma il prezzo era troppo alto e i Marletta non potevano permetterselo. La moglie, giovane insegnante, aveva chiesto aiuto anche al Ministero della Salute che però ha eluso l’istanza. 

Una vicenda che ha avuto a che fare anche con la giustizia: inizialmente, nell’aprile 2014, una sentenza in primo grado che condannò l’infermiere Carlo Terrano e l’anestesista Silvio Budello a sei mesi di pena per lesioni gravissime. Dopo la sospensione di quest’ultima, la terza Corte d’appello confermò, il 12 novembre 2015, la sentenza emessa un anno prima e sempre a novembre, stavolta nel 2016, la quarta sezione della Cassazione ha condannato in maniera definitiva l’infermiere Terrano. Rinviata invece la sentenza per Budello.

Funerali che si terranno nel Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri, a Mascalucia, il prossimo venerdì pomeriggio.

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Redazione NewSicilia



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