Perizia

Uccise nel sonno la figlia 12enne. Assenza di screzio psicotico per Russo: “Voleva punire la moglie”

Fonte immagine: Il Mattino
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3 mar 2017 - 08:57

SAN GIOVANNI LA PUNTA - Era l’agosto del 2014 quando Roberto Russo uccise nel sonno la figlia dodicenne. A distanza di anni, diverse perizie psichiatriche nei confronti dell’imputato, avrebbero messo in evidenza come sia presente in Russo l’assenza di qualsiasi screzio psicotico e a confermare la tesi sarebbe la cena che ha preceduto il delitto. 

Il clima di serenità di quella sera, come la quiete prima della tempesta, dimostrerebbe – secondo quanto dichiarato dallo psichiatra Gaetano Sisalli – che “non ci sono momenti di aggressività. Nessun delirio persecutorio in corso. Se così fosse stato, lo avrebbe dato a vedere quella sera. Non si rileva nulla, né prima né dopo”. Questo quanto riportato da LiveSicilia e quanto dichiarato in aula dal professionista. 

A sottoporre in tutto questo tempo l’indiziato ci sarebbe anche la psicologa che insieme al collega non avrebbero registrato incoerenze nell’elaborazione di diversi test effettuati su Russo. I punteggi rientrerebbero tutti nella media tranne nel test della paranoia. Quest’ultima scala di valori sarebbe risultata un tantino superiore alla media ma, anche in questo caso, Sisalli dichiara: “Non sono state rivelate situazioni deliranti. L’aumento della sospettosità è coerente con la situazione in cui si trova e con quanto successo prima che commettesse il reato”. 

“Dopo la commissione del reato – spiega il psicologo alla Corte – abbiamo rilevato solo uno stato depressivo. Se una persona inizia a delirare, lo screzio psicopatico, se breve, dura almeno una settimana. Non ci sono elementi in questo senso. Lo screzio psicopatico che dura 20 minuti è una fantasia. Il nostro paziente dice che voleva punire la moglie. Lo dice anche alla cognata“. 

Per la consulente della difesa, però, la somministrazione dei farmaci a Russo all’arrivo in ospedale, sarebbe sintomatica di una situazione psicopatica in corso. Sisalli, però, smonta la tesi della difesa, dichiarando: “Il collega ha somministrato una dose molto bassa e solo in via precauzionale. Era necessario prevenire ulteriori gesti autolesivi”. Dunque, la dose somministrata a Russo, sarebbe stata conforme a quanto previsto dai protocolli ospedalieri nei casi di tentato suicidio. 

Nella prossima udienza, fissata per il prossimo 30 marzo, ad essere ascoltato sarà lo psichiatra dell’ospedale Cannizzaro di Catania, il primo che visitò Russo dopo l’omicidio della figlia. Questo quanto richiesto dal legale della difesa, avvocato Mario Brancato. Il ministero Agata Santonocito e il difensore di parte civile, avvocato Giuseppe Lo Faro, non hanno avanzato nessuna opposizione. 

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Redazione NewSicilia



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