Anniversario

Trentuno anni fa la morte di Pippo Fava, maestro di giornalismo

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5 gen 2015 - 07:03

CATANIA - Trentuno anni, trentuno anni sono passati da quel terribile giorno a Catania. Il giorno dell’uccisione di Pippo Fava, giornalista e scrittore. Chi scrive ha avuto la fortuna di conoscerlo, nel 1973 nella redazione di “Espresso Sera” quotidiano del pomeriggio di Catania. Gli addetti ai lavori sanno di che parlo, a chi non lo sa va detto che questo era un piccolo giornale che si occupava principalmente di fatti di cronaca locale. Era diretto da Girolamo Damigella e confezionato in primis da Nino Calvino e Pippo Fava. Fava era il capocronista, colui che disponeva i servizi e con il quale ci si doveva confrontare ogni giorno per avere l’ok alla realizzazione e successiva pubblicazione dei servizi.

Con Pippo Fava 42 anni fa è iniziata la mia carriera di giornalista. I primi mesi non sono stati facili, tutt’altro. “Scrivi temi, non articoli” mi urlava spesso Fava dopo avere letto i miei “presunti” articoli, dopo avere strappato la carta sulla quale li scrivevo meticolosamente con la mia lettera 32, e cestinati. Inesorabilmente. Sarà accaduto una decina di volte, tra il marzo e l’estate di quell’anno, il 1973.

Ma io consideravo Fava un maestro e dunque ci stava che mi strappasse i fogli in faccia. Avevo letto alcuni suoi scritti, li avevo amati, quando capii che era lui il giornalista che doveva insegnarmi il mestiere ne fui felice.

Undici anni dopo questo mio mito giovanile fu ucciso dalla mafia. Davanti al teatro Stabile, in via dello Stadio, dove era andato a tarda sera per recuperare la nipotina e riportarla a casa.

Anche se a volte in redazione ne parlava, sono convinto che realmente lui non credesse di poter fare quella fine. Nonostante i suoi scritti contro la mafia fossero feroci e implacabili. Questo almeno fino a quando ho avuto la fortuna di lavorargli accanto ad Espresso Sera. In quei quattro anni ho apprezzato tutto di lui. La sua inestinguibile voglia di verità, il suo coraggio, la fermezza nel condannare la violenza. I suoi romanzi “Prima che vi uccidano“, il “Proboviro” e “Gente di rispetto” andrebbero studiati nelle scuole. In questi libri chi vuole crescere trova tutto quello che gli occorre: la concretezza, lo stile graffiante, la cruda raffinatezza del racconto incalzante.

Oggi quest’uomo coraggioso viene ricordato a Catania con una serie di manifestazioni. Ieri è successo altrettanto. Mi sento vicino a Claudio ed Elena, così come tutta la redazione di questo giovanissimo giornale online. Parlo spesso di Fava ai ragazzi che collaborano con me e Sergio Regalbuto per la realizzazione di questo giornale. Nessuno di loro ha avuto la fortuna di conoscerlo, quando fu ucciso nessuno di loro era ancora nato. Ma oggi sanno perfettamente chi è Pippo Fava e che cosa ha significato per il giornalismo non solo siciliano.

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Dunque vanno bene le manifestazioni per onorarlo, ma soprattutto per non dimenticarlo.

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Gigi Macchi



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