Richiesta

Trattativa Stato-Mafia, Mancino: “Voglio essere assolto anch’io. E anche presto”

nicola-mancino
20 mag 2016 - 11:42

PALERMO - “Adesso voglio essere assolto anch’io. E anche presto, voglio un processo veloce, è un mio diritto”: esorta così, l’ex ministro Nicola Mancino, all’indomani dell’assoluzione del generale Mario Mori per la mancata cattura del boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano.

Uno dei principali testimoni dell’accusa, Massimo Ciancimino, è stato già smentito in due processi. Se non vale per Mori, non deve valere neanche per me. E lo dico sottovoce, perché ho rispetto dei magistrati della corte di Palermo che mi stanno giudicando”, continua Mancino durante un’intervista rilasciata a Repubblica.

Ieri, per Mario Mori, è arrivata un’altra vittoria e, di conseguenza, un’altra sconfitta per la procura di Palermo e, in particolare, per Roberto Scarpinato

La quinta sezione penale del Tribunale di Palermo, ha infatti assolto anche in appello, l’ex generale dei carabinieri, Mario Mori, e l’ex colonnello Mauro Obinu, accusati di aver favorito la latitanza del boss Provenzano

Secondi i giudizi non c’è stato alcun favoreggiamento: l’accusa, portata avanti dal procuratore generale Roberto Scarpinato e dal sostituto Luigi Patronaggio, chiedeva una condanna a 4 anni e 6 mesi per Mori e 3 anni e mezzo per Obinu

Secondo gli accusati, gli indagati, avrebbero lasciato libero Provenzano in base agli accordi stretti nell’ambito della “trattativa stato-mafia”. Nello specifico, Provenzano avrebbe favorito la cattura di Totò Riina per prendere il controllo di Cosa Nostra

Era luglio 2013 quando, le accuse della procura, crollano davanti alla sentenza di assoluzione di Mori e Obinu. In quell’episodio, i giudici, trasmettono gli atti ai pm affinchè procedano per falsa testimonianza nei confronti di Michele Riccio e Massimo Ciancimino, principali testi d’accusa. 

Lo stesso Mancino, sulla “trattativa stato-mafia”, ha dichiarato: “Ritengo che sia stato costruito un teorema. Le due sentenze di assoluzione per Mori sono ormai un’evidenza di cui non si può non tenere conto”.

Per Mori, dunque, resta valido solo il processo sulla “trattativa” in cui viene accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e violenza o minaccia a corpo politico dello Stato. 

Peccato che, anche queste accuse, sembrano avere vita breve: l’unico tra gli imputati che aveva scelto il rito abbreviato, Calogero Mannino, è stato assolto. 

Dunque, il “filo rosso che attraversa tutte le vicende di cui il generale Mario Mori si è reso protagonista”, di cui parla il procuratore Scarpinato, porterà soltanto ad un’altra assoluzione. 

Rossana Nicolosi



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