Arresto

Traffico di migranti, è lui il “generale”. La memoria della procura lancia la conferma

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22 lug 2016 - 11:17

PALERMO - È lui il trafficante di esseri umani, il “generale” che organizza gli esodi nel deserto e poi le traversate dalla Libia alla Sicilia. Lo ribadisce la Procura di Palermo nella memoria consegnata al gup Alessia Geraci riguardo al cittadino eritreo arrestato in Sudan ed estradato in Italia il 7 giugno scorso con l’accusa di essere il capo di una delle principali organizzazioni della tratta di migranti.

Per l’indagato e il suo difensore, l’avvocato Michele Calantropo, in cella c’è un soggetto che non c’entra nulla con il traffico di migranti che si chiama Medhanie Tesfamarian, eritreo e rifugiato in Sudan.

Generalità che però non ha mai fornito nel corso dell’arresto a Karthum e che non risultano nei documenti consegnati dal Sudan. Gli inquirenti – sostengono nella memoria i sostituti Calogero Ferrara e Claudio Camilleri – affermano che “l’attribuzione del nome - Mered Medhanie Yehdego al trafficante intercettato non è mai stata “ufficiale” (non vi è stata né identificazione formale né cartacea né fotografica, impronte digitali, fotosegnalamento) ma viene ricostruita sulla base del contenuto delle intercettazioni”.

Il soggetto intercettato, inoltre, rileva la Procura, “non si è mai riferito a se stesso come Mered ma sempre come Medhanie. Anche la foto inserita non ritrae l’indagato ma altra persona”. Lo conferma il pentito Atta Wehabrebi Nuredine.

“Invero – viene detto – la persona riprodotta nella foto (con maglietta blu e crocifisso in evidenza) è stata incontrata personalmente da Atta nel gennaio 2014 e lo stesso gli avrebbe detto che era da poco arrivato con uno dei barconi che attraversano il Mediterraneo”.

Dunque non poteva essere il “generale” che veniva intercettato già dal maggio 2014 come operativo tra Libia e Sudan. Poi ci sono i molteplici riscontri incrociati – le utenze telefoniche, gli accessi ai profili facebook e la condivisione di email e contatti – e condivisi con le autorità di altri paesi, come la Svezia, l’Olanda, oltra all’Inghilterra e lo stesso Sudan.

L’indagato, è stato sottolineato dalla Procura – non ha acconsentito al prelievo di un campione vocale al fine di consentire al consulente tecnico di effettuare un riscontro con le voci precedentemente intercettate. Da un confronto tra le telefonate intercettate nel 2016 e quelle del 2014 il consulente tecnico ha concluso “nel senso della positiva compatibilità tra il parlatore individuato come Medhanie e l’imputato. Lo stesso ha ribadito la importanza di un eventuale saggio fonico rilasciato dall’imputato che, si ribadisce, ha opposto il suo rifiuto in tal senso”. Si tratta di accertamento che assume “un pregnante rilievo”. 

Redazione NewSicilia



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