Speranza

La madre di Cuffaro chiede la grazia al Quirinale. Ora il parere del procuratore Scarpinato

cuffaro
17 gen 2015 - 11:51

PALERMO – Una richiesta di grazia avanzata dall’anziana madre dell’ex presidente della Regione detenuto a Rebibbia e condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia.

In un primo momento, ieri, era emersa la notizia – battuta dalle agenzie e ripresa dai maggiori quotidiani nazionali – che a chiedere la grazia al presidente della Repubblica fosse stato lo stesso Totò Cuffaro scatenando un turbinio di polemiche e di pareri contrastanti.

Invece a chiarire la dinamica dei fatti è intervenuto il legale di Cuffaro: “La richiesta di grazia è stata presentata dalla madre un anno fa. La signora in un momento di sconforto ha deciso di rivolgersi al presidente della Repubblica”.

“Cuffaro - prosegue l’avvocato Maria Brucale – non sapeva nulla dell’istanza che, a meno di un anno dalla fine della pena, non avrebbe alcun senso”.

Nella consueta telefonata quindicinale ai parenti l’ex presidente ha spiegato di aver appreso soltanto adesso dell’istanza di grazia presentata dalla madre il 27 febbraio 2014.

“Pur comprendendo il suo stato d’animo - ha detto Cuffaro – e la sua sofferenza per la mia assenza ed essendole grato per i continui gesti d’amore che non smette mai di manifestarmi, sono costretto a disobbedirle e a manifestare il mio dissenso verso tale richiesta”.

Cuffaro è in carcere già da 4 anni: ne dovrà scontare altri tre. Ha sempre tenuto un ruolo da detenuto modello, scritto romanzi e accettato “cristianamente” la detenzione.

La domanda della madre dell’ex presidente, è stata trasmessa dal Quirinale al procuratore generale Roberto Scarpinato perché esprima un parere. Nell’orientamento della Procura generale potrebbe però avere un peso il fatto che l’ex presidente della Regione, costituitosi a Rebibbia il 22 gennaio 2011 subito dopo il verdetto della Cassazione, non ha ancora chiuso i conti con la giustizia.

È coinvolto in un’inchiesta della Procura per truffa e corruzione. Al centro dell’indagine la decisione di stipulare un contratto con una società collegata alla banca giapponese Nomura per la cessione dei debiti della Regione, al tempo in cui Cuffaro ne era presidente, a tassi ritenuti fuori mercato.

L’operazione avrebbe causato alla Regione un danno di oltre 175 milioni di euro.

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Redazione NewSicilia



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