Sicurezza

Terrorismo: il pm di Palermo si schiera contro il rilascio della ricercatrice libica

Khadija-Shabby
30 dic 2015 - 11:28

PALERMO - È stato depositato ieri, dalla procura di Palermo, l’appello contro la scarcerazione di Khadiga Shabbi, la ricercatrice universitaria libica di 45 anni accusata di istigazione a commettere atti di terrorismo.

L’appello ribadisce che le contestazioni non sono basate su considerazioni di una generica pericolosità, ma su rischi concreti connessi alla permanenza in libertà della donna che al momento è stata rilasciata con l’obbligo di dimora nel capoluogo siciliano.

“L’indagata – sostiene il pool coordinato dal procuratore aggiunto Leonardo Aguecinon si è limitata ad approvare i proclami dell’Isis. E per questo i pm chiedono al tribunale del Riesame di riarrestare la Shabbi, sulla cui posizione si è acceso un duro braccio di ferro tra la Procura e l’ufficio Gip che aveva definito “avventate e delegittimanti” le parole dei Pm.”

“Nelle tredici pagine del ricorso, i pm sostengono che Khadiga Shabbi utilizza, soprattutto sui social, prediletti dai jihadisti per la loro propaganda, “frasi che incitano a intraprendere atti sovversivi di vero e proprio terrorismo e di affermazione della violenza più truce e spietata: e anche la semplice condivisione pubblica – conclude Agueci – di tali messaggi costituisce reato”.

Secondo i magistrati la donna ha costantemente mostrato la sua vicinanza ed appartenenza alle milizie islamiche estremiste impegnate nella guerra in Libia, soprattutto con riferimento a “Ansar Al Sharia Libya”, qualificata come organizzazione terroristica anche dall’Onu. Infatti, durante un interrogatorio, la Shabbi ha vantato contatti e rapporti diretti di parentela ed amicizia con combattenti della stessa organizzazione e con il suo leader Ben Hamid Wissam.

La donna avrebbe propagandato e diffuso il messaggio jihadista di lotta contro i miscredenti su varie pagine facebook come “Siamo quelli dal volto coperto”, “Insieme per il ritorno dei ribelli per proteggere Bengasi”.

Il Gip di Palermo ha concordato sula gravità degli indizi ma ha ritenuto sufficiente l’obbligo di dimora che, però, non impedirebbe alla Shabbi di comunicare attraverso altre piattaforme più difficilmente intercettabili o di inviare somme di denaro a soggetti all’estero.

 

 

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Redazione NewSicilia



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