Dichiarazioni

Termini Imerese e Fincantieri, Landini: “Non è con le prese in giro che si risolvono i problemi”

landini_fiom
25 nov 2015 - 12:23

PALERMO - “Il 3 dicembre è una giornata decisiva per Termini Imerese e per Fincantieri. In un caso andranno chiariti progetti e tempi, nell’altro le scelte strategiche”.

Con queste parole Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, interviene a Palermo riferendosi agli incontri che si terranno il prossimo 3 dicembre a Roma al ministero dello Sviluppo economico su Termini Imerese, insieme a Fincantieri, per la vertenza che riguarda il gruppo. 

 “Quello che noi denunciamo è l’assenza di una politica industriale e il fatto che si continui ad agire con la logica che il mercato da solo possa risolvere i problemi”.

Per il segretario “c’è uno stretto rapporto tra la politica industriale e la ripresa dell’occupazione, e perché questa ripresa ci sia ci vogliono investimenti pubblici e privati. Occorre anche cambiare modello industriale e di produzione, avviando una seria manutenzione del territorio”.

Il leader sindacale ha specificato che oggi “il Sud paga un prezzo doppio. Non è con prese in giro come il ponte sullo Stretto che si risolvono i problemi. La teoria che sia sufficiente fare licenziamenti e abbassare un po’ le tasse non funziona per niente, non è quella la strada per un paese con alti tassi di disoccupazione, con la povertà ai livelli del nostro, con i giovani costretti ad andare via”.

La soluzione è “fare investimenti, ma invece non si fa niente contro la povertà, si taglia la spesa sociale, contemporaneamente si aumentano gli aiuti a pioggia alle imprese”. Landini ha detto anche che “tra le rivendicazioni della Fiom c’è la defiscalizzazione degli aumenti del contratto nazionale di lavoro”.

Sulle misure annunciate come il bonus di 500 euro ai giovani, il giudizio è quantomai duro e lapidario: “È una mossa elettorale, basta con manovre spot, i giovani hanno bisogno di poter lavorare”.

Infine, sulla questione sicurezza Landini chiarisce che “la lotta al terrorismo passa anche attraverso la creazione di lavoro e la battaglie alle disuguaglianze, i vincoli europei vanno dunque messi in discussione anche per questo”.

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Marco Bua



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