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Tappa a Catania della “carovana” Cgil. “La legalità protegge il lavoro”

cgil
27 gen 2015 - 17:16

CATANIA - Aziende confiscate che rischiano il fallimento perché non tutelate dallo Stato. “Il tempo è finito – ha affermato il segretario confederale nazionale Cgil Gianna Fracassi oggi a Catania in occasione della Carovana della legalitàl’agenzia nazionale e le istituzioni devono dare delle risposte e le devono dare con urgenza. Se lo Stato investe nella legalità e investe in quelle aziende che emergono dall’illegalità, dà un messaggio fortissimo in un paese che ha tra le sue piaghe, corruzione, criminalità organizzata ed evasione fiscale”.

L’iniziativa, partita da Milano, oggi ha fatto tappa nel capoluogo etneo nell’ambito della campagna nazionale lanciata dalla Confederazione, “Legalità: una svolta per tutte”.

Da Nord a Sud – aggiunge Fracassici sono tantissime aziende confiscate, cosi come la La.Ra srl, che hanno bisogno di azioni concrete da parte dello Stato affinché possano proseguire con il loro lavoro. Ecco perché la Cgil ha deciso di intraprendere questo viaggio”. Un viaggio che dopo Catania, toccherà altre città siciliane, come Ragusa, Trapani e Palermo.

E all’iniziativa, che ha preso il via nella sede di via Crociferi della Camera del lavoro con una conferenza stampa, stamattina erano presenti i lavoratori della La. Ra, srl, azienda di Motta S. Anatastasia confiscata alla mafia nel ’98, e attualmente in forte difficoltà. “Eravamo 64 lavoratori, oggi siamo una ventina e senza lavoro non per la crisi – cosi denunciano i dipendenti nei loro striscioni – ma perché le istituzioni hanno scelto cosi”.

Questi lavoratori non possono più aspettare – ha detto la sindacalista – e servono strumenti legislativi per poter aiutare queste aziende a non chiudere i battenti. Esiste una legge di iniziativa popolare che la nostra organizzazione ha depositato ormai da due anni e che in commissione giustizia esiste un testo base, aspettiamo il passaggio successivo e cioè che venga portata in discussione in parlamento. È una legge che interessa a questi lavoratori perché fa alcune operazioni importanti, tra cui prevedere un fondo di rotazione per il sostegno alle aziende confiscate, sequestrate. Ma anche azioni di tutela per i lavoratori, che a causa della perdita di appalti perdono il posto. Ecco questa legge è ferma, bloccata, lo Stato non comprende l’urgenza di dare degli strumenti legislativi”.

Nel 2014, secondo i dati forniti stamattina in conferenza stampa dalla Cgil, in provincia di Catania 36 aziende e 16 società confiscate alla criminalità. Nel 2013 le aziende confiscate nel territorio etneo invece sono state 93, di queste 40 solo a Catania. 684, invece il numero dei dipendenti delle aziende confiscate.

Interessante – aggiunge Pina Palella, segretario confederale provinciale Cgil - l’ammontare complessivo delle confische nel 2014, cioè un miliardo e 400 milioni di euro di beni mobili e immobili. Facendo due conti, potrebbero essere due finanziarie per la città di Catania. Noi chiediamo che queste confische possano rientrare in un circuito virtuoso e servire per far ripartire le aziende. Perché le aziende confiscate muoiono per mancanza di liquidità, perché non vincono gli appalti a fronte di miliardi di euro bloccati nella sola provincia catanese”.

Non solo aziende confiscate, stamattina la Cgil ha messo sotto i riflettori un’altra vertenza emblematica, quella del Bingo Family di Misterbianco e dei 14 dipendenti licenziati – a detta del sindacato – “illegittimamente”. “Questi lavoratori che hanno formato gli altri sono stati licenziati senza motivo – ha detto Giacomo Rota, segretario generale Cgil Catania –. Chiediamo all’azienda di ritornare sui suoi passi e riassumere questi lavoratori”.

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Mariangela Scandurra



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