Indagini

Svolta nel duplice omicidio di Villagrazia. Il DNA incastra l’assassino

Omicidio
21 apr 2016 - 09:52

PALERMO - Svolta nel duplice omicidio di Villagrazia di Palermo. Il dna rinvenuto su uno dei bossoli usati per uccidere a inizio marzo Vincenzo Bontà di 45 anni e Giuseppe Vela di 53 anni è compatibile con quello di Carlo Gregoli, arrestato con la moglie Adele Velardo subito dopo il delitto.

È arrivato l’esito della polizia scientifica che conferma i sospetti della squadra mobile, diretta da Rodolfo Ruperti. Già pochi giorni dopo il duplice delitto era emerso dalla perizia balistica che i bossoli usati per uccidere Bontà e Vela erano compatibili con una delle armi trovate nell’abitazione dei coniugi finiti in carcere.

Nella villa dei due insospettabili, lui geometra e impiegato comunale e lei casalinga, gli investigatori trovarono diverse armi tutte regolarmente possedute.

Oggi l’ulteriore conferma del dna ritrovato su un bossolo e che appartiene a Gregoli, forse sudore. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Sergio Demontis e Claudio Camilleri.

Nel corso del lungo e minuzioso sopralluogo è stato refertato del materiale biologico trovato sul bossolo, spiegano gli investigatori. Quel materiale biologico è stato confrontato sia con un guanto trovato all’interno della macchina del killer che con il Dna di Gregoli ed è stata riscontrata una comparazione positiva.

Gli esami del Dna, dunque, confermano la tesi degli investigatori, anche se resta poco chiaro il movente di un delitto efferato commesso in pieno giorno in strada. Dalle indagini infatti non è emerso con chiarezza cosa abbia spinto i due coniugi – c’è il sospetto che anche la donna abbia sparato – ad assassinare le vittime.

A portare la polizia alla coppia di insospettabili sono state le immagini di una telecamera piazzata nella zona del delitto e le rivelazioni di un testimone oculare. Un ignaro passante che ha prima udito le esplosioni, poi dallo specchietto retrovisore dell’auto su cui viaggiava ha assistito alla fase finale del delitto: quella in cui Gregoli avrebbe sparato alla nuca a Bontà, già ferito e inerme a terra.

Un’esecuzione vera e propria che, insieme al nome della vittima, figlio di un capomafia e genero dello storico boss Giovanni Bontate, aveva inizialmente fatto pensare a un omicidio di mafia e prefigurare un’imminente guerra tra clan. Nulla di tutto questo, a quanto pare.

Cosa nostra non avrebbe alcun ruolo nel duplice assassinio. Gregoli e la moglie furono fermati la notte dopo l’omicidio al termine di un lunghissimo interrogatorio. Non hanno mai ammesso nulla.

Redazione NewSicilia



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