Ipotesi

Suicidi a Gela: gli effetti dell’inquinamento sul cervello potrebbero essere una delle cause

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15 feb 2017 - 13:01

GELA - Non sono giorni facili per Gela. Dopo il suicidio ieri mattina di un ottico 63enne, impiccatosi nel magazzino del suo negozio, e il tentativo di un netturbino di 48 anni, Sandro Italiano, di togliersi la vita dopo essere stato licenziato dalla ditta Tekra, fortunatamente scongiurato, la città si interroga su cosa stia accadendo.

Si tratta solo di una serie ravvicinata di episodi che rientrano nella casistica generale degli atti autolesionistici, oppure esiste una correlazione con patologie cerebrali riconducibili all’inquinamento ambientale?

Ancora una volta le accuse ricadono sull’inquinamento industriale causato dagli oltre 60 anni di attività del vicino impianto petrolchimico

Non esistono ancora studi di questo genere relativi alla sola ed esclusiva area gelese, ma due campagne sulla ricerca di arsenico nel sangue e nelle urine (finanziate dal Cnr e dalla Regione Sicilia), hanno riscontrato la presenza del metallo sul 25% di un campione di 500 persone nell’area compresa tra Butera, Niscemi e Gela.

A preoccupare è il dato di arsenico organico, non smaltibile con le urine, presente sul 27% del campione. E secondo alcuni studiosi e ricercatori, proprio i metalli pesanti potrebbero causare danni organici al cervello, anche se non di tipo funzionale. 

Si tratta solo di una ipotesi: un soggetto, infatti, può decidere di compiere l’estremo gesto di togliersi la vita per numerosi motivi, indipendentemente dai danni biologici che i metalli pesanti potrebbero causare al cervello, ma è un aspetto che gli studiosi si propongono di indagare.

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Redazione NewSicilia



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